O Fortuna crudel, che puoi più fare? O Fortuna, nimica di me solo, deh, perché non mi involo dagli occhi di ciascun che ha allegrezza,
poi che nel mondo io son nato, solo per sempre mai dover tormentare e per dover provare tutte tue forze con feroce asprezza?
Non ti indugiar, per dio, ma con prestezza menami a morte, e sarò fuor di pena; ma tu vuoi prima avanti il mio morire il gran corso finire
di tua possanza e pungermi ogni vena di ciascun caso che dar puoi al mondo, sanza farmi gustar d'alcun secondo. O Fortuna perversa, non tardare
di farmiti, ché puoi, esser fedele, e lascia del tuo fele, ché troppo n'ho gustato, com'è scorto! E a me volgi un poco le tue vele
con prosper vento, ché lo incominciare non vorrebe indugiare, però ch'i' sono quasi giunto al porto del mio finire sanza alcun conforto,
se già tu non mel dai, che non lo aspetto, perché ogni giorno vo di male in peggio. Ond'io la morte chieggio per grieve duol ch'i' sento dentro al petto;
è essa verso me sdegnosa forte, perché le piace la mia dura sorte. O Fortuna malvagia, non volere aempiere il tuo corso tutto a pieno,
ché l'anima vien meno per lo grieve dolor, che dentro sente, e non adoperare il tuo veleno più contro a me! Deh, abbine calere
e fammiti vedere non sdegnosa sempre, ma ridente! O spiatata Fortuna, drizza la mente ad altra parte omai, se a te piace!
Pensa che in ver di me hai fatto troppo; più non mi dar d'intoppo. Io te ne priego: omai rendimi pace! Se non lo fai, io seguiterò Dido,
quando Enea si partì con grande strido. O Fortuna maligna, ch'arai fatto quando sarò privato d'esto mondo? Io sarò fuor del fondo
della tua rota, a me tanto molesta, e viverrò in loco più giocondo. Però con questa vita in alcun atto teco non si fa patto
che vaglia o tenga, perché in tua podesta hai il tuo regno e di voltar non resta, come ti piace, com fan gli altri iddei del loro, e però in te non vo' sperare;
anzi ben disperare mi voglio e presto con gridare omei, e l'almo vada in qual loco gli piace, da poi che teco i' non posso aver pace.
— Canzon, dritto a Fortuna te n'andrai; e, se tu le dirai apertamente, com'io ti dico, il vero, arà di me merzé, ma non lo spero.
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