Ipocrate, Avicenna e Galieno
e quel del Garbo maestro Tommaso,
quel de la Penna, che fu ampio vaso
di medicina, e tutti gli altri a pieno
dottor moderni, che stati sono e fieno,
con tutti quei che bevono a Parnaso
curar volessono il mio infortunio caso,
tutti adunati insieme non saprieno.
Deh, che dich'io? Cusme e Damiano
n'arien fatica; a tanto son venuto
che 'n brieve spero partirmi del mondo.
Ma presto diverrei un corpo sano,
sol riveggendo gli occhi, che feruto
m'hanno il cor lasso, e viverei giocondo.