Nave sanza timon, perso l'avere,
pinta da venti, folgore e tempesta,
per mar non navicò mai così presta,
né caval corridor per premio avere,
come fo io talora, per vedere
la vaga luce angelica e onesta,
che spesse volte mi si mostra in vesta
or bianca, or bruna, come l'è in calere.
E quando nel suo dolce viso miro,
parmi vedere un angelo, dal cielo
disceso in terra per darmi martiro.
Allor mi nasce adosso sì gran gelo
ch'aghiaccia il cuor più che non fa zefiro,
quando da' monti vien per darci gelo.