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1503–1556

XXXII

Giovanni Della Casa

Arsi; e non pur la verde stagion fresca di quest'anno mio breve, Amor, ti diedi, ma del maturo tempo anco gran parte: libertà cheggio, e tu m'assali e fiedi,

com'uom ch'anzi 'l suo dì del carcer esca; né prego valmi, o fuga, o forza, od arte. Deh qual sarà per me secura parte? qual folta selva in alpe, o scoglio in onda

chiuso fia, che m'asconda? e da quelle armi, ch'io pavento e tremo, de la mia vita affidi almen l'estremo? Ben debb'io paventar quelle crude armi

che mille volte il cor m'hanno reciso, né contra lor fin qui trovato ho schermo altro che tosto pallido e conquiso con roca voce umil vinto chiamarmi.

Or che la chioma ho varia, e 'l fianco infermo, cercando vo selvaggio loco ed ermo, ov'io ricovri, fuor de la tua mano: ché 'l più seguirti è vano,

né fra la turba tua pronta e leggera zoppo cursore omai vittoria spera. Ma, lasso me, per le deserte arene, per questo paludoso instabil campo,

hanno i ministri tuoi trovato il calle; ch'i' riconosco di tua face il lampo e 'l suon de l'arco, ch'a piagar mi vène: né l'onda valmi, o 'l giel di questa valle,

né 'l segno è duro, né l'arcier mai falle. Ma perch'età cangiando, ogni valore così smarrito ha 'l core com'erba sua virtù per tempo perde,

secca è la speme, e 'l desio solo è verde. Rigido già di bella donna aspetto pregar tremando e lacrimando volli, e talor ritrovai ruvida benda

voglie e pensier coprir sì dolci e molli, che la tema e 'l dolor volsi in diletto. Or chi sarà che mia ragion difenda? o i miei sospiri intempestivi intenda?

Roca è la voce, e quell'ardire è spento; e agghiacciarsi sento e pigro farsi ogni mio senso interno, com'angue suole in fredda piaggia il verno.

Rendimi il vigor mio, che gli anni avari tosto m'han tolto, e quella antica forza che mi fea pronto, e questi capei tingi nel color primo, che di fuor la scorza

come vinto è quel dentro non dichiari; e atto a guerra far mi forma e fingi, e poi tra le tue schiere mi sospingi, ch'io no 'l recuso, e 'l non poter m'è duolo.

Or nel tuo forte stuolo che face più guerrer debile e veglio? Libero farmi il tuo fôra e 'l mio meglio. Le nubi e 'l gielo e queste nevi sole

de la mia vita, Amor, da me non hai, e questa al foco tuo contraria bruma: né grave esser ti dee, che frale omai lungi da te con l'ali sciolte i' vole.

Però che augello ancor d'inferma piuma a quella tua, che in un pasce e consuma, esca fui preso: e ben dee viver franco antico servo stanco

suo tempo estremo almen là dove sia cortese e mansueta signoria. Ma perché Amor consiglio non apprezza, segui pur mia vaghezza,

breve canzone, e a madonna avante porta i sospiri di canuto amante.

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