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1503–1556

VII

Giovanni Della Casa

Io mi vivea d'amara gioia e bene dannoso assai, ma desiato e caro, né sapea già che 'l mio signor avaro a' buon seguaci suoi fede non tene.

Or l'angeliche note e le serene luci, che col bel lume ardente e chiaro lieto più ch'altri in festa mi menaro sì lungo spazio, fra tormenti e pene;

e 'l dolce riso, ov'era il mio refugio quando l'alma sentia più grave doglia, repente ad altri Amor dona e dispensa, lasso: e fuggir devria di questa spoglia

lo spirto oppresso da la pena intensa; ma per maggior mio mal, procura indugio.

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