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1503–1556

V

Giovanni Della Casa

Gli occhi sereni e 'l dolce sguardo onesto, ov'Amor le sue gioie inseme aduna, ver' me conversi in vista amara e bruna, fanno 'l mio stato tenebroso e mesto.

Ché qualor torno al mio conforto, e presto son, lasso, di nutrir l'alma digiuna, trovo chi mi contrasta, e 'l varco impruna con troppo acerbe spine; ond'io m'arresto.

Così deluso il cor più volte, e punto da l'aspro orgoglio, piagne: e già non have schermo miglior che lacrime e sospiri. Sostegno a la mia vita afflitta e grave,

scampo al mio duolo, e segno a i miei desiri, chi t'ha sì tosto da mercé disgiunto?

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