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1503–1556

LXXVI

Giovanni Della Casa

Disciogli e spezza omai l'amato e caro nodo di questa afflitta e miser'alma, acerba Morte, e la terrena salma del mortal vel ti serba, ché più amaro

di te m'è qui il tardar: ch'io scorgo or chiaro del mondo i lacci e di mia fé la palma, e la corona più felice e alma spero da lui, da cui morire imparo.

A i prieghi ognor di mia salute accesi e a le soavissime parole conosco, Re del ciel, che tu mi chiami. Eccoti l'alma e 'l core, e s'io t'offesi

il tuo sangue mi lave, or me ne duole: fa' ch'io sia teco, e sempre goda e ami.

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