Stolto mio core, ove sì lieto vai?
Al mio cibo soave.
Ma tosto a me, piangendo, tornerai.
Già non m'è il pianger grave.
Dunque di duol ti pasci?
Altr'esca Amor non have.
Che fia dunque il digiun, se 'l cibo è guai?
O falso empio signore,
che l'aspro tuo dolore
di gioia e di piacer circondi e fasci,
e lacrimoso cresci, e lieto nasci.