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1400–1450

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Giovanni de Mantelli di Canobio

Scusar porìa le donne, se io volesse, s'in alcun fallo cadeno, perché a più fragil natura son summesse che non è l'omo, ed el, che più forte è,

cader se lassa in vizi assai magiore. Ma a cotal scusa non si dê dar fé; ché non si può lavar un parvo errore per esemplarse d'un ch'in magio caggia,

ch'ambo son mal, benché l'un sia menore. Ma acciò che feminil valor se traggia sotto più secur schermo, a sua difesa d'un quesito risposta conven ch'aggia,

e perch'io annulli, Mangano, l'offesa che fa' alle donne, al quesito ch'io faccio fa che me sia vera risposta resa. Questo prima da te saper procaccio:

quale de quatro cause principale in ciascun atto oprano più el suo braccio; o causa effizïente, o la formale han più vigor in ogni atto che fai,

o la materïal, o la finale? Se 'l ver tu vôi risponder, tu dirai che la efficiente in ciascuna casone dell'altre tre adopri più assai.

Per questo è falsa la tua opinïone e de ciascun che 'l primo peccato principalmente alla femina oppone. Che, benché Eva avesse sol mangiato

el mortifero pomo e non l'avesse mangiato l'omo, non serìa passato sto male in noi e bench'ella inducesse l'omo a peccar, ella non fo efficiente

cason del male, bench'ella el suadesse; ma effizïente fo el primo parente cason del mal; imperò chi l'aggreva per principale, parla falsamente.

Ma el ben che in tutto de sto mal disgreva de queste donne l'universal torma, te vo' mostrare, e ch'al ciel le sulleva. Che se la prima matre dede forma

al primo mal, da<l> qual ogni mal pende, Maria poi d'ogni ben el mondo informa; ché molto fo magiore el ben che rende Maria al mondo che 'l mal che li porse

col peccato Eva, ch'anco in nui discende. L'umiltà de Maria fin al ciel corse, e tanto piacque a Dio che del so seno ne trasse el Verbo ch'ogni mal soccorse.

Quest'è la medicina che 'l veneno, che per scrittura for te esse di bocca, contra le donne fa vinir a meno. E perché in la tua opra mal se tocca

d'Elena che rapì el pastor troiano, da cui tu di' che cotanto mal scocca, sì per mostrar che 'l tu' parlar è vano, sì perché ancor nel cor scolpito porto

quel dolce nome delli altri soprano, sì perché vedo che gli è dato a torto la cason del troiano eccidio, el quale all'italico onor principio ha porto,

ti vo' mostrar ch'a torto de sto male per tua scrittura è macchiata costei, per qual suo nome in sta vergona sale. Che s'a sacrificar venne ai soi dèi

como era usanza, benché ancor la fama del giovene troglian movesse lei, e che col sguardo so ancor più la brama de lui accendesse ch'avea de robarla,

già che la meni via non dice o chiama; anze se liegge che per confortarla gran parlar fiece poi ch'in nave l'ebbe, né con parole potea umilïarla.

S'adunqua per rubarla alcun mal crebbe a troian regno, Paris si fu quello a cui la colpa di ciò dar se debbe. Or de Lucrezia purgarò e<l> libello;

e de Penelopè che dubïando del lor macchiar<e>, volse el casto ostello. Né pigliarò troppo affanno provando lor casto viver, perch'ogni dottore,

tëolego o poeta nominando, ogni istorico, ancor de lor onore ce danno esempio, de<l> qual nui siguendo l'orme ce conduranno al Creatore.

Per la qual cosa chiaramente intendo che sopra el ver non fonde tua scrittura, ma per piacer altrui vai maldicendo; e de molte altre a cui la fama fura

to libro, ch'al to tempo dì' che foro, de farne scusa mia opera non cura. Che Dio sa se fo ver ciò che di loro hai scritto, e se fo ver, già maculare

non dê' la trista vita di costoro tutte le donne, perché simil pare che li omini viziosi arìan potere tutta la viril vita ancor turpare.

E perché meglio credi che sian vere le mie parole che sopra ho narato che per sentenza ferma èn da tenere, cioè che s'Eva avesse sol mangiato

el proibito pomo e non l'avesse mangiato l'omo, non sirìa el peccato desceso in noi, vo' che l'intende espresse nelle sentenze del maïstro saggio,

che a vintedöe distenzion le messe el bon Bonavintura. Ancor visto aggio, sopra el maïstro nel logo allegato, che questo chiara como nebia raggio,

ciò nel secondo so libro ho trovato. Però vo' chiaramente ch'ogn'om veda che como ti non me so' mal fondato, né che così facilmente se creda

alla tua opra, che sì falsamente dell'onor delle donne ha fatto preda. Poi vo' ch'ogn'om se tenga ben a mente questa conclusïon, benché turbare

faccia <e> chi la dirà non curo niente. E quando sia un che vol mal parlare de queste donne, guardi pria al petto s'el v'ha sù macchia e vadila a lavare.

E qui <fa> fin el terzo mio terzetto.

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