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1400–1450

b

Giovanni de Mantelli di Canobio

Acciò ch'el para ch'io non sia balordo, Favacciol mio, su questa prima tresca, dico ch'el pare toa fama dicresca se di tal cibo te fai disingordo.

E veramente al to voler m'accordo, che dal to gusto non era tal esca, ma sì da Giove, e si sua voglia invesca in lei, fia degna di magior ricordo.

Io non terrò già mai bassa la fronte como fai ti, che par che abbi a dispetto d'esser sta' servo a sue bellezze conte; bench'io sia privo del suo vago aspetto,

perch'io non credo che sua grazia in onte chiama el mio cor, che sempre i' sia suggetto! Ond'io non ho a suspetto che l'abbi amata e posta a rasone

del Prïor Staga senza parangone.

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