Acciò ch'el para ch'io non sia balordo,
Favacciol mio, su questa prima tresca,
dico ch'el pare toa fama dicresca
se di tal cibo te fai disingordo.
E veramente al to voler m'accordo,
che dal to gusto non era tal esca,
ma sì da Giove, e si sua voglia invesca
in lei, fia degna di magior ricordo.
Io non terrò già mai bassa la fronte
como fai ti, che par che abbi a dispetto
d'esser sta' servo a sue bellezze conte;
bench'io sia privo del suo vago aspetto,
perch'io non credo che sua grazia in onte
chiama el mio cor, che sempre i' sia suggetto!
Ond'io non ho a suspetto
che l'abbi amata e posta a rasone
del Prïor Staga senza parangone.