Skip to content
1400–1450

a

Giovanni de Mantelli di Canobio

Leggendo la tua opra in terza rima, Mangano, alcuna volta per solaccio, che sì ti sforzi polir con tua lima, me piglio riso che Giovan Boccaccio

el satir Iuvenal Iunio d'Aquino pigli per duce nel suo bel Corbaccio. Questo è Gregorio, quest'è Augustino, Ieronimo, che pigli per tua norma,

d'i quai la Chiesia approva el bel latino. Ma to grosso intelletto mal s'informa de Iunio Iuvenal, che delle donne non disse mal dell'universal torma

como fai ti, ma d'alcune madonne peggio che triste, e d'altre che palese brutoron con lor vizi le lor gonne. Però me par venir tieco alle prese,

per lucidar la mente de coloro ch'han lette tue sentenze e non intese. Tua lingua fin al divin Concistoro mandò suo stral<e> del mal dire e poi

maculò de Natura el bel lavoro del sesso mulïèbre e poscia noi vituperasti, mal dicendo d'esso, benché tanto non vidêr gli occhi toi.

Per queste tre cason io me son messo a scriver contra l'opra tua cattiva, per dimostrar quanto è grave el to eccesso. D'onor Idio prima tua opra priva,

però conven che 'l secondo terzetto suo onor difenda e l'error tuo discriva. Poscia nel terzo purgarò el difetto che contra el giusto ad ogni donna dài;

nel quarto biasmar<ò> quel maledetto vizio de sotomia, el qual tu fai sì eccellente, e nel quinto mostrare l'infamia de che l'omo macchiat'hai;

con questo finirò el mio parlare. Apre l'oricchie adonqua, quello ingigno ch'in le virtù se cerca esercitare: e benché 'l rogio mio dir non sia degno

d'autenticarse pel so basso stile, per la sentenza almen passa el to segno. Ben serà quella mente bassa e vile, ben fia quel cor involto nel peccato

sodomo e fuor del gesuano ovile, che liggendo sto mio piccol trattato non sprezzi in tutto tue false dottrine como d'iniquo e de scomunicato!

Chi della vita tua resguarda el fine ti vederà giustamente punito; però temer se dên l'ire divine. Conoscerà che a Dio non fu gradito

che de tua bocca la tu' alma uscisse, della qual tanto mal fuora era uscito, como de Giuda el Vangelio scrisse, sì che con laccio fu constretta uscire

u' l'altre fecce fanno le lor risse. Tu non leggiste el sapïente dire de Piero Apostol, che comanda e chiama più tosto a Dio che <a>gli omini obedire;

ma seguitando la illicita brama che dà <a> chi 'l segue questo vizio immondo, falso parlasti e sprezzasti tua fama! Qual omo fu già mai sì furibondo,

ch'ardisca como ti riprender pio Signor che giusto regge el ciel e 'l mondo? Tu non te vergognasti, falso e rio, aprir la bocca e poi porre in scrittura:

– In questo contra noi fe' fallo Idio, a far uscir de donna crëatura –. Non avisti riguardo a quel tesoro ch'uscitti de Maria, vergene e pura!

Or coronato, e non di sacro alloro, ma d'idre e serpe, qual merta tua lira, abiti tristo nell'infernal coro! Così serà chi in tua dottrina spira

e premïato fia d'eternal bene chi da' tui vizi alle virtù si tira. Chi per maistro e per dottor te tene, deh, guarda quanto gravimente egli erra;

s'egli <è> fidel como se gli convene, seguir te ch'al suo Dio fai sì gran guerra? E poi a quella ch'è nel mondo sola nostra avvocata, ch'il ciel ce riserra:

Po' a loro e a' suo' parenti fama invola tua puzzulente e fitida scrittura, fatta e composta nell'infernal scola! Como legger la dê mai creatura,

se non al fin al qual già la less'io, ciò fo per riprovar <la> sua bruttura? E quel che move ancor l'ingigno mio a scriver contra ti, è quella donna

che me ligò d'amoroso disio mentre la visse, ed or che de sua gonna mortal è priva e in c<i>el gode bëata, è de mia vita lucerna e colonna.

Essa move la man mia già stancata di scriverte, essa la lingua, la mente, essa el mezzo, la fin me dà e l'intrata, essa mi fa più vigorosamente

quest'opra far per defensar suo onore, ch'una con l'altre macchi iniustamente. Io priego adunqua quel primo Motore che l'universo regge, trino ed uno,

che con una favilla del So amore allumi sì 'l mio ingigno oscuro e bruno, che con la penna possa dismostrare la falsità del tu' libro a ciascuno.

Così a sua lauda voglio cominciare e mezzo dar e fine al mio libretto, perché el suo onor intendo difensare. E qui f<i>a fin al mio primo terzetto.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
a · Giovanni de Mantelli di Canobio · Poetry Cove