Un cervo, non da età canuto e bianco,
ma da Natura, da un arcier cazzato,
ch'è de sospir e lacrime cargato,
ni vien di stral ferito a lato manco,
credendo fuger morte, lasso e stanco,
al dolce fonte da lui disiato,
e beve e gusta quel liquor rosato
che mai più gustò giusto Giove unquanco.
E ben<ché> quanto vol, beva quell'acque,
pur mai non sazia suo ardente disio,
ma più che beve, men sua sede scema,
che così al ciel e a sua natura piacque.
Sì che, dolce poeta, Lapo mio,
col to bel dir chiarisce sto problema.