Skip to content
1313–1375

XXXVIII

Giovanni Boccaccio

Pervenut'è, insin nel secul nostro, che tante volte il cuor di Prometeo con l'altre parti dentro si rifeo, di quante se ne pasce un duro rostro;

il che parria forse terribil mostro, se non fesse di me simil trofeo sovent'Amor, ch'a scriverlo poteo far del mio lagrimar penna e inchiostro.

Io piango, e sento ben che 'l cor si sface; e allor, quand'egli è per venir meno, debile, smunto e punto per l'affanno, o Dio! nascoso sento che 'l riface

el mio destin: laonde eterne fieno le pene che mi disfano e rifanno.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
XXXVIII · Giovanni Boccaccio · Poetry Cove