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1313–1375

[XXXIX]

Giovanni Boccaccio

O voi ch'avete chiari gl'intelletti, le menti giuste e negli animi amore, temperati voleri e fermi petti, speranti di salire a quello onore

del qual più là non può cercar disire, se ben si mira con intero core, deh, rivolgetevi alquanto ad udire il mio parlare e attenti notate

il ver ch'ascoso cerca discovrire. Le cose a me da Cibelè mostrate veder non puote natural ragione né altra industria exìl che voi abbiate,

se dentro alla divina regione con fermo creder non passa la mente, sanza cercar del come la cagione, dentro la qual io dimoro sovente;

e ciò che certo credo intra' mondani, quivi il discerno visibelemente. Io conosco che li ben sovrani e gl'infimi qua giù furon creati

interi, e ben, dalle divine mani, e 'nnanzi a' nuovi secoli formati essere in tre persone e una essenza etterno il sommo ben da cui siàn dati;

e sanza alcuna natural potenza nel virgineo ventre esser discesa superna prole a purgar la fallenza che nelle man di Pluto diede presa

la stirpe prometea, e che sì nacque che la virginità non fu offesa; similemente ancor come nell'acque giordane prese quel santo lavacro

dalle man di colui che più gli piacque, dando principio a quel misterio sacro per lo qual rinasciam, gittando via delli primi parenti il peccare acro;

ancora insieme orribile e pia la morte pórta dal gravoso legno così per pace altrui come per mia; e dopo questa il rilevarsi degno

poi la spogliata Dite e il tornare al padre suo con triunfal segno, con quanto intorno a questa raccontare al leone e al bue e all'uccello

piacque, e all'uom che scrisse sanza errare, o qualunque altro che prima o poi d'ello iscrisse, da costor non deviante, con intelletto, o forse con pennello.

E lui ancora attendo ritornante quando risurgerem tutti presuri per sé ciascun com'e' fu operante; e simile che 'l santo ardor che' duri

e' lieti casi, spirando del petto de' sommi vati, ne disse venturi, col genitore e 'l genito, uno effetto dall'uno e l'altro igualmente spirando,

e con loro uno, è etterno e perfetto. E una esser la chiesa militando qui de' fedeli, dalla qual di fuori alcuno a' cieli non sal triunfando;

e legittimi e giusti ancor gli amori del matrimonio tengo, e il pentere col confessar rimedio a' peccatori. Così nel sacrificio è da tenere

in Cerere e in Bacco il divin cibo s'asconda a noi per debole vedere, sol ch'operato sia degno carribo a così alti effetti, e che colui

ch'opera questo sia di degno tribo, e quanto ancor dimostra ad altrui cantando o predicando quella diva, non se ne salva nullo fuor di cui.

E se nella presente vita attiva d'Aristotile avesser gli alti ingegni inteso con tal fede operativa, chi dubita che egli i lieti regni

ora terrebbe con gli altri seguaci ch'alla vita moral fur giusti segni, sì come Moisé co' suoi veraci, del mondo annullator rivolti a Dio,

come si dêe, sanza passi fallaci? Al qual, credendo, ho tutto il mio disio levato, e fermo ne' suoi regni il tengo, lui conservando dentro al petto mio;

e col suo operar sì mi convengo che parte alcuna di quel non s'inforsa in me, ma tutto aperto lui sostengo; e tanto seguirò dietro a quest'orsa

con mente pronta, lucida e sicura che d'esta vita finirò la corsa, l'anima a lui rendendo netta e pura; con la mia Cibelè bella e discreta

mi rivedrò con etterna figura, sempre con lei ne' cieli stando lieta.

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