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1313–1375

XXII

Giovanni Boccaccio

Amor, che con sua forza e virtù regna, nel summo cielo ardendo sempre vive e l'anima gentil di lui fa degna, regge mia vita e quel che la man scrive,

dimostra el cuor divoto a sua deitade e del suo regno el fa ministro e cive. Amor vol fede e con lui son legade speranza con timor e gelosia,

e sempre con leanza umanitade. Unde sovente per Rachele a Lia fa star suggetta l'anima servendo con dolce voglia e con la mente pia.

Così si pasce, di sua fiamma ardendo, il cuor che onestamente Amor nutrica, con sua vaghezza nei suspir languendo. Supporta angosia in pace e gran fatica

per conservar della sua cara amata el digno onor e la sua fiamma antica. Amor è come gemma in or legata, che mai non perde sua gentil natura,

ma più lucente è sempre e più preziata. Non è, come altrui pinge sua figura, crudele, iniusto, faretrato e nudo, né ha de' suoi suggetti poca cura;

anzi è di vera pace eterno scudo, vestito de virtute e gentilezza, ma, contra ogni lascivo, alpestro e crudo; né senza il suo bel lume alcuna altezza

in ciel fia degna o nel terrestre mondo, né val di donna, senza lui, baldezza. Amor fa con audacia l'uom facondo, cortese, umano, e di costumi ornato,

e 'l cuor dov'el si possa fa iocundo. Premio non cerca, regni o alto stato, ma sol bontate e un disio amoroso, con pura fede, l'uno o l'altro amato.

Onesta leggiadria, un cuor vezzoso, un parlar dolce, un animo sincero, un vago remirar tutto piatoso son le catene und'el si fa mainero;

nel foco ardente e' con dolcezza abrusa temprando sue saette e l'arco fiero. De lui presumo in questa mia confusa e bassa rima le sue laude alzare,

se 'l suo favor alla mia debil musa, porgendo mi farà di lui cantare.

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