Quante fiate indrieto mi rimiro
e veggio l'ore e i giorni e i mesi e gli anni
ch'io ho perduto seguendo gl'inganni
della folle speranza e del desiro,
veggio il pericol corso e il martiro
sofferto invan in gli amorosi affanni,
né trovar credo chi di ciò mi sganni,
tanto ne piango e contro a me m'adiro.
E maledico il dì che prima vidi
gli occhi spietati, che Amor guidaro
pe' miei nel cor, che lasso e vinto giace.
O crudel morte, perché non m'uccidi?
Tu sola puoi il mio dolor amaro
finire e pormi forse in lieta pace.