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1313–1375

[XLV]

Giovanni Boccaccio

O anima felice, o più beata ch'altra che spiri en la luce presente, o graziosa vie più ch'altra nata, come di noi ciascuna qui lucente

di chiaro lume vedi, tanto bella quanto null'altra al mondo oggi vivente, così nel ciel ciascuna appare stella lucida e chiara di tanto sereno

quanto Titàn en la stagion novella. E ne' dì primi dentro al divin seno, per vertù vera del suo primo amore di somma beninanza sempre pieno,

nascemmo, a dar del suo alto valore chiarezza vera al mondo che dovea avvilupparsi dentro al cieco errore. E così belle, ciascheduna dèa,

innamorate sempre a' tuoi piaceri, (de' raggi ardiam dell'alma Citerea), come ne vedi, siamo: adunque i veri effetti della mente tutti quanti

disponi a noi co' suoi giusti pensieri; e mirandoci, pensa a quali amanti saremmo degne di donar diletto, se piegar ci potesser tutti i canti;

e sì li nostri visi nel tuo petto forma, che senti l'etterna dolcezza che donar puote, e dà, il nostro aspetto, acciò che quindi pigli alta fermezza

a sostenere i già piaciuti amori per cui ora cercavi in te fortezza. Li qua' se tu da te non fai di fori con fatti biechi, mai non se 'n giranno,

ma sempre acresceranno i loro ardori, di te purgando ciò che puote inganno (alla vita presente gravitate) porger con briga noiosa o con danno.

L'ora già tarda alle nostre contrate sollecita ne chiama; onde partire quinci convienci, ove, l'ombre passate, concedendolo Iddio, potrén reddire

e te contento far del nostro viso per lo qual ardi con caldo disire. E così come il cor non è diviso di noi da te, benché non siam presenti,

così da noi il tuo non sia deciso fin che del buon voler, che ora senti, ti meritiam, trasportandoti in loco dove si dànno interi godimenti,

faccendo l'uom felice dentro al foco.

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