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1313–1375

XLII

Giovanni Boccaccio

Se Zefiro omai non disacerba il cor aspro e feroce di costei, più mai non spero, per cridar omei, trovar riposo a la mia pena acerba.

Ma, sì com'el rinnova i fiori e l'erba e piante state morte mesi sei, così porria far dolc'e verde lei, pietosa in vista, in fatti men superba.

Questa speranza sola ancor mi resta, per la qual vivo, ingagliardisco e tremo dubbiando che la morte non me invole. Ond'io, prima che venga al punto estremo,

fortuna prego non me sia molesta cotanto ai piacer mei quanto la suole.

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