Portati abbiam tuoi versi e bel lavoro,
o caro alunno, di Teseo cantando,
e i due Teban, l'un preso e l'altro in bando,
combatter per Emilia donna loro.
La più tua donna ch'essa di costoro,
gli altrui riletti amori a sé recando,
fra sé soletta disse sospirando:
«Ahi, quante d'amor forze in costor foro!».
Poi di fiamma d'amor tututta accensa,
ci porse priego che non fosser mute
le ben scritte prodezze e la biltate;
«Teseida di nozze d'Emilia», o vate,
nomar li piacque; e noi con note argute
darenli in ogni etate fama immensa.
Così gli abbiam, rorati al fonte santo,
licenziati a gire in ogni canto.