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1313–1375

LXXXII

Giovanni Boccaccio

Dietro al pastor d'Ameto alle materne ombre scendea quel che ad Agenòre furtò la figlia, quella il cui valore nei mur troiani ancora si discerne,

quando tal donna, quale ad Oloferne con tristo augurio si arse il fero core, m'apparve, accesa con quello splendore ch'è terza luce nelle rote eterne.

E femmi tal, vezzosa riguardando, qual fé Cupido la figlia di Belo, stando ella attenta e Enea ragionando. Laond'io ardo, e ardendo del gelo

che sentì Biblis temo, imaginando che 'l vestir bruno e il candido velo non la faccia crudel ovvero onesta, oltre el disio che per lei mi molesta.

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LXXXII · Giovanni Boccaccio · Poetry Cove