Colui per cui, Misen, primieramente
foste nomato, cui cenere ancora
sparte nella tua terra fan dimora
e faran, credo, perpetualmente,
facea trombando inanimar la gente
e ad arme e a guerra, d'ora in ora,
e de' legni d'Enea di poppa in prora
batter il mar co' remi virilmente.
Ma tu di pace e d'amor e di gioia
sei fatto grembo e dilettoso seno,
degno d'eterno nome e di memoria.
Ben lo so io, ch'in te ogni mia noia
lasciai, e femmi d'allegrezza pieno
colui ch'è sire e re d'ogni mia gloria.