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1313–1375

LIBRO TERZO

Giovanni Boccaccio

Nel terzo a Marte dona alcuna posa l'autore, e discrive come Amore d'Emilia, bella più che fresca rosa, a' duo prigion con li suoi dardi il core

ferendo, elli accendesse in amorosa fiamma, mostrando poi l'aspro dolore del soverchio disio e l'animosa voglia di far sentire il lor valore.

E poi, pregando il figliuol d'Isione il gran Teseo, suo amico caro, Arcita fa fuor trarre di prigione; e mostra i patti che con lui fermaro,

e poi, preso congio da Palemone, d'Attene il mostra uscir con duolo amaro.

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