Nel terzo a Marte dona alcuna posa
l'autore, e discrive come Amore
d'Emilia, bella più che fresca rosa,
a' duo prigion con li suoi dardi il core
ferendo, elli accendesse in amorosa
fiamma, mostrando poi l'aspro dolore
del soverchio disio e l'animosa
voglia di far sentire il lor valore.
E poi, pregando il figliuol d'Isione
il gran Teseo, suo amico caro,
Arcita fa fuor trarre di prigione;
e mostra i patti che con lui fermaro,
e poi, preso congio da Palemone,
d'Attene il mostra uscir con duolo amaro.