L'obscure fami e i pelagi tirreni,
e pigri stagni e li fiumi correnti,
mille coltella e gl'incendi cocenti,
le travi e i lacci e 'nfiniti veneni,
l'orribil rupi e' massi, e' boschi pieni
di crude fere e di malvagie genti,
vegnon, chiamate da' sospir dolenti,
e mille modi da morire obsceni.
E par ciascun mi dica: «Vienne, ch'io
son per iscaprestarti in un momento
da quel dolor nel quale Amor t'invischia».
Ond'io a molti incontro col desio
talor mi fo, com'uom che n'ho talento;
ma poi la vita trista non s'arrischia.