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1313–1375

III

Giovanni Boccaccio

Il Cancro ardea, passata la sest'ora, spirava zefiro e il tempo era bello, quieto il mar, e in su' lito di quello, in parte dove il sol non era ancora,

vid'io colei, che 'l ciel di sé innamora, e 'n più donne far festa: e l'aureo vello le cingea 'l capo in guisa che capello del vago nodo non usciva fuora.

Neptuno, Glauco, Forco e la gran Teti dal mar lei riguardavan sì contenti, che dir parevon: «Giove, altro non voglio». Io, da un ronchio, fissi agli occhi lieti

sì adoppiati aveva e sentimenti, ch'un sasso paravamo io e lo scoglio.

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