Tu mi trafiggi, e io non son d'acciaio:
e s'a dir mi sospingon le punture,
a dover ritrovarti le costure,
credo parratti desto un gran vespaio.
Deh, tu m'hai pieno, anzi colmo, lo staio;
bastiti omai, per Dio, e non m'indure
a dettar versi delle tua lordure,
ch'io sarò d'altra foggia, ch'io non paio.
E poi che la parola uscita è fuore,
indrieto ritornar non si può mai,
né vale il dir: «Vorrei aver creduto».
Se 'l ti prude la penna, il folle amore
e la fortuna dan da dire assai:
in ciò trastulla lo tuo ingegno acuto.