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1313–1375

Canto XXXVIII

Giovanni Boccaccio

Comincia' io allora: – A te che face l'entrar là entro ed un poco vedere? Io verrò poi là ovunque ti piace –. – Or veggio ben che tu il tuo parere

vuo' pur seguire in ciascheduna cosa, e fai quel che tu vuo' a me volere –. Così mi disse, e quasi dispettosa soggiunse: – Andian, ched e' potrà seguire

che quando tu in più pericolosa angoscia ti vedrai, vorrai reddire con meco adietro e non esser forse ito, ed io ti lascerò in tal martire –.

Non fu il suo parlar da me udito allor per poco, tanto avea la mente pure al giardin verdeggiante e fiorito. Tutti e quatro v'entrammo insiememente:

tanta gioia vi vidi, che ciò ch'io dinanzi vidi ivi m'uscì di mente. Ahi quanto egli era bello il luogo ov'io era venuto, e quanto era contento

dentro da me l'ardente mio disio! Rimirando m'andava intorno attento per lo gioioso loco, scalpitando l'erbette e' fior col passo lento lento.

Sì con diletto per lo loco andando vidi in un verde e piccioletto prato una fontana bella e grande; e quando io m'appressai a quella, d'intagliato

e bianco marmo vidi assai figure, ognuna in diverso atto ed in istato. Mirando quelle, vidi le scolture di diversi color, com'io compresi,

qua' belle e qua' lucenti e quali oscure. Vidi lì un bel marmo; e quel sedesi sopra la verde erbetta, di colore sanguigno tutto, e 'n su quella stendesi

in piano, e s'io già non presi errore nell'avisare, una canna per verso, quadro e basso e lucido di fore. Sovr'ogni canto di quel marmo terso

di marmo una figura si sedea, ben che ciascuna avea atto diverso, ch'umil, bella, soave mi parea l'una di queste, e due spiritelli

con l'una mano a piè di sé tenea. Habituati, parlando con quelli, gli aveva sì in un voler recati che ciascuno contento è di quel ch'elli

all'altro vedea 'n voglia; e colorati eran li suoi vestir di tanti e tali color, ch'io non li avrei mai avisati. Nell'altro canto, a man destra, ch'iguali

spazio occupava, una donna vi stava ad ogni creatura disiguali. Ella nel capo suo quivi mostrava tre visi, ed è vestita, ciò mi pare,

come di neve e così biancheggiava. Là vid'io poi nel terzo angulo stare una donna robusta tutta armata, ad ogni affanno presta di portare.

Parea di ferro questa ivi formata tutta a veder; e dopo lei seguia un altra sopra 'l quarto angul fermata. Rimirando colei ognun diria

che di fino smeraldo fatta fosse, in abito piacente, umile e pia. Or quel che più a mirarle mi mosse fu un vaso vermiglio grande e bello,

che tutte sostenien con le lor posse. Fermato sopra loro, il bel vasello più che 'l sanguigno marmo si spandeva sopra 'l fiorito e verde prato quello.

Egli era tondo, e 'n mezzo d'esso aveva fermata una colonna piccioletta che diamante in vista mi pareva, ritonda e bella; e sopra quella eretta

un capitel v'aveva di fino oro, fatto con maestria, non miga in fretta; e sopra quel tre figure dimoro faceano ignude, e le spalle rivolte

erano l'una all'altra di costoro. Rideva l'una in atto, ben che molte lagrime fuor per gli occhi ella gittasse, che poi nel vaso parevan racolte.

Bruna era e nera; e poi che somigliasse foco pareva l'altra e dalla poppa d'acqua gittava; e la terza sopr'a sé rampollava ancor, bianca ma non troppa.

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