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1313–1375

Canto XXXIV

Giovanni Boccaccio

– Horribilmente percuote costei –, cominciò ella a dir, – chiunque sale su la sua rota fidandosi a lei; onde ciascun, ch'è qui, per cotal male

piangendo si ramarca, ed essa vedi che di tal pianto niente le cale. Il suo officio fa, e vo' che credi che rade volte aspetta il suo girare

che lo stato di uno a' terzi eredi venga, ma con mirabile voltare dà a costui a quell'altro levando, come vedi un salire, altro abassare.

Intento dunque quivi riguardando puo' tu veder quella città caduta che Cadmo fece, lo bue seguitando. Potente e grande, più ch'altra tenuta

ch'al mondo fosse, allora fu, ed ora di pruni e d'erbe la vedi vestuta, ruvinati gli ostier, né vi dimora altro che bestie salvatiche e fiere,

e quanto fosse grande parsi ancora. Iocasta trista vi puo' tu vedere ch'al figlio moglie misera divenne, ben ch'avenisse sanza suo sapere;

e vedi que' che questa tutta tenne contra 'l voler del frate, per cui questo distruggimento misero n'avenne. Giace con lui in quel fuoco molesto,

che quivi vedi, il frate, che amendui fu l'uno all'altro uccider così presto. Oltre un poco poi vedi colui che sopra 'l mur da Giove fulminato

fu, dispregiando ancor negli atti lui. Con questi vedi Adastro allato allato, con gli altri regi che l'accompagnaro a quel distrugimento dispiatato.

Vedi Tideo, vedi il pianto amaro che fer le triste che a compimento, in ristoro del duol, la consumaro. Non t'è occulto or quanto mutamento

dal bene al mal fosse quel di costoro, e quasi fu in un picciol momento. Pon mente poi un poco dietro a loro: Troia vedrai e 'l superbo Ilione,

ch'a pena alcuna parte par di loro. Ora non v'ha né tetto né magione, ma qual caduto e qual arso si mostra, come tu vedi, e sai ben la cagione.

Così costei con cui le piace giostra, sempre abattendo chi s'oppone ad essa; ma perseguiamo alla materia nostra. Or mira a piè della città depressa,

e vedi que' che già ne fu signore quando da' Greci fu con forza aggressa: Priamo dico, il cui sommo valore, la sua ricchezza, la fama e l'ardire,

i molti figli, il potere e l'onore raccontar non porriasi mai né dire; questa arsa e' figli morti innanzi ad esso tututti vide avanti il suo morire.

Ecuba trista puoi vedere appresso per doglia andar latrando come cane, morte chiamando, che l'uccida, spesso. Similemente ancor delle troiane

genti vi vedi assai in sanguinoso lago star morte e d'ogni possa vane. Tra gli altri puoi vedere il valoroso Ettor giacer, e non li valse niente

contra costei il suo esser famoso. Ivi Parìs ancora, insiememente Troiolo, Polidoro e Pulisena veder puoi tu giacere assai vilmente.

Agamenòn insieme e la sua pena: poi ch'ebbe Marte e Nettunno avanzato, vedi ch'Egisto a lui l'ultima cena, togliendoli la vita, dà, ingannato

lui col vestir malizioso e fallace, nel quale e' tristo s'è raviluppato. E vedi ancor Senacherìb che giace morto dentro a quel tempio, e vedi Enea

che Turno, il qual si credea stare in pace, lui caccia via –. E appresso parea Serse dolente e tristo nello aspetto, del passare Ellesponto ancor piangea.

Oh quanto pien di furia e di sospetto Atamante teban, che uccise i figli, quivi parea, nel sembiante dispetto, nelle lor carni ancor con tristi artigli!

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