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1313–1375

Canto XXXIII

Giovanni Boccaccio

– La nobiltà del sangue altri a costei domanda, come se veracemente sì fatto don procedesse da lei. Oh quanto a domandare stoltamente

si muovon questi, se l'operazioni non seguono il disio della lor mente! Colui che con perpetue ragioni governa il mondo, come sol fattore

d'esse, crea nelle sue regioni ogni anima che nasce, con amore iguale; e quella si muove da Lui vegnendo lieta al generato core.

Considerando dunque che Costui sia solo e falle egual, conosceremo così gentil costui come colui, e però manifesto vederemo

che chi seguisse la diritta via delle virtù, come da Lui avemo, l'un come l'altro così gentil fia; e chi da questa torce si può dire

non che villano ma una bestia sia. A questi puo' tu dir che in disire vien d'esser forse tenuti gentili, e cercan ciò per lor vizii coprire.

Tieni or ben mente e vedi quanto vili sien lor domande, ché, s'ella concede, superbi tornan dov'erano umili: onde da questo poi spesso procede

ched elli scoppian niente tornando, per che, s'ella nol fa, vie men li lede. Tratti ciascun, con virtute operando, d'aver ta' lode, ché questa giammai

non gliel torrà la sua rota voltando. E chi la vuole in altro modo guai va dimandando, e 'l come gli è coperto; e se ben guardi tu te n'avedrai.

Né ciò è lungamente lor sofferto, ché degno guiderdon dalla giustizia etterna è lor di ciò in brieve offerto. Ed alcuni altri son che gran letizia

fanno, quando costei concede loro lussuriando poter lor malizia in operazion porre; e di costoro è il numero grande, i qua' beati

tengonsi quanto più a tal lavoro lusingando ne recano i malnati; e se questo costei forse lor niega, incontanente ver lei son turbati.

Se ella forse copiosa spiega tal grazia a' domandanti, in aspra pena, non conoscendolo essi, i tristi lega. Vorrieno alcuni aver la borsa piena

per poter comandare: oh quanto senno poco costor per via malvagia mena! Or credono e' che minaccevol cenno faccian le lor ricchezze: anzi il faranno

quelli a cui per guardarle subbietti enno. Già puoi veder che gli uomin poco sanno, ché per aver delle cose mondane consumin sé con non utile affanno.

In brieve adunque queste cose vane si consumano e passano, e dovreste in ciò tututti aver le menti sane, ognor veggendo ciò ch'avien di queste,

come partendo e tornando tal volta le menti vostre fanno liete e meste. Costei, di cui parliam, s'a voi rivolta con tristo viso vi si mostra spesso,

(se ben hai tutta mia ragion raccolta, ov'io ho quasi tutto quanto messo il suo poter) vi dovria rallegrare, e non porger dolor negandovi esso.

Nostro verace ed util ragionare troppo si stenderia volendo intero, ciò che dir si porria, d'essa parlare. Di ciò ch'è detto basti, e con sincero

parere fa che il prendi, sì che forse non tragghi error del mio lucido vero. Ogni parer che 'l rimirar ti porse, di là vedendo, caccia e quel disio

massimamente che di lor ti morse: fiso mirando quello per che io qua entro ti menai, fa che col viso segui com'io col mio parlar m'invio.

Ogni mondan valor vedrai conquiso in termine assai brieve: fa ch'ascolti e che non sia dal tuo intender diviso ciò ch'io dirò qui appresso di molti –.

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