Così pareva che costei dicesse ed altro assai, a' prieghi della quale non mi pareva ch'Acchille intendesse; e seguitava quelli al troian male,
contento più che d'esser lì rimaso, dove quella era, a cui tanto ne cale. E 'nnanzi a lui, incerto del suo caso, Briseida era trista, inginocchiata,
col viso basso e di baldanza raso. Tra l'altre cose quella sconsolata piangendo mi parea che li dicesse: «Deh, perché m'hai, Acchille, abandonata?
Per te convenne ch'io mi dolesse de' miei fratelli, i quali io più amava che altra cosa ch'io nel mondo avesse; e, per l'amore che io ti portava
e porto, quella morte che tu desti a lor dolenti non mi ricordava. Rapita me per forza ancor m'avesti, come tu sai, e mia verginitate
a forza e contro a voglia mi togliesti. Omè, che allora la tua crudeltate non conobb'io, ché l'animo sdegnoso non t'avre' mai l'offese perdonate.
Veduta sempre in abito cruccioso m'avresti certamente, e così forse non avrei dentro amor per te nascoso. Omè, quanto soperchio ve ne corse
quando con atti falsi mi mostrasti ch'io ti piacessi, e questo il cor mi morse. Levastimi da te, poi mi mandasti a Agamenòn come schiava puttana:
in quello il falso amor ben dimostrasti Eimè lassa, misera profana, Briseida cattiva, che farai abandonata in parte sì lontana?
Non mi lasciar morire in tanti guai, Acchille, aggi piatà di me dolente che t'amo più che donna uom giammai! Deh, guardami con l'occhio della mente,
e prendati pietà di me alquanto», dicea colei, ma non valea niente. Ivi appresso costui vid'io che tanto ardeva dell'amor di Pulisena,
ch'ogni miseria ed angoscioso pianto, periglio, affanno, guai o grave pena delle su dette vendicava amore, il qual fervente gli era in ogni vena;
e per lei spesso mutava colore, prieghi porgendo, e non erano intesi, onde lui costringea grieve dolore. Rimirando ivi ancora vediesi
Sesto ed Abido, picciole isolette, e 'l mar che le divide ancor pariesi. Sovvennemi ivi quando vi cadette Ellès, andando di dietro al fratello
all'isola de' Colchi, ove ristette. Era notando ignudo nato in quello mare Leandro, andando ver colei cui più amava, vigoroso e snello.
Venuta là alla riva costei vedea con panni e ricever costui, tutto asciugando lui dal capo a' piei; e poi vedeva quivi lei e lui
con tanta gioia standosi abracciati, che simil non si vide mai in altrui. Ritornar poi il vedea per li usati mari alla casa, e di far quel camino
suoi membri non parien mai affannati. A questo mare alquanto era vicino Minòs, Alcatoè tenendo stretta per forte assedio, volendo il destino
romper di quel capel che nella vetta del capo a Niso stava, che per esso l'oste di fuor non avea sospetta. E quivi quella torre, ove fu messo
già lo strumento d'Appollo sonante, vi si vedea rilucere appresso. Pareva in quella Silla fiammeggiante dell'amor di Minòs, che a vedere
stava l'oste a sua terra davante. Venir la mi parea poscia vedere avendo il porporin capel cavato al padre, e a Minòs darlo, che 'l volere
robusto suo facea del disarmato Niso, privando lui della sua gloria: Silla gittata poi nel mar salato, n'andava lieto della sua vittoria.
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