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1313–1375

Canto XVII

Giovanni Boccaccio

Hai! come bella seguiva una storia della figliuola d'Inaco, mi pare, se ben mi rappresenta la memoria. Era lì Giove, e vedendo tornare

sola dal padre quella giovinetta, il suo disio le vedeva narrare. Lungo un boschetto con essa soletta, sotto piacevoli ombre con costei

star lo vedea sopra la verde erbetta. Ma così dimorandosi con lei, Giuno vi sopravenne furiosa temendo dello inganno fatto a lei.

Intanto la persona graziosa Giove di quella in una vacca bella mutò, e lei donò alla sua sposa. Or poi che Giuno aveali presa quella,

per tema forse di simile offesa, Argo pien d'occhi guardian fece d'ella. Colui appresso, che l'aveva presa a guardia, in atto un pastor chiamava,

ch'una sampogna sonar gli avea intesa. Hatlanciade, quel pastor, v'andava, sotto alberi sonando dolcemente con colui quivi riposando stava.

Onde sonando, vedea chetamente con tutti e cento gli occhi ch'Argo avea addormentarsi e non sentir niente. Rigido poi l'altro pastor vedea

trarsi di sotto un ritorto coltello, col qual colui prestamente uccidea. Fu lì da Giuno mutato in suo uccello, la quale irata poi parea seguire

la vacca per cui era morto quello. A lei davanti vedeasi fuggire e già tenea il Nil, quando lo dio Giuno rattemperò e le sue ire.

Così tornò ogni bellezza ad Io, ch'ell'ebbe mai, e lasciò la pigliata forma bestial che Giove le diè pio. E poi la vidi lì deificata,

e dalla gente lì divota assai con molti incensi la vidi onorata. Dopo essa alquanto avanti riguardai e 'l detto iddio in forma feminile

in un fronzuto bosco affigurai; e riguardando lui, che nel gentile aspetto e bello Diana mi pareva, negli atti suoi mansueto ed umile,

là affannato forse si sedeva ed un forte arco con molte saette dal suo sinistro lato posto aveva. Lui mirando una delle giovinette

che per lo bosco con Diana gia, che questi dessa fosse si credette; a lui venendo in atto onesta e pia per lei basciar, ché forse consueto

era, sicura prese la sua via. Ver lei si fece Giove, e tutto lieto prendendola la trasse seco appresso entro in un luogo del bosco segreto;

ove basciando lei, essa con esso si stava cheta, che semplice e pura aveva rotto il boto già commesso. Sola lì mi parea che con paura

gravida rimanesse di colui che la 'ngannò sotto l'altrui figura. Tacquesi un tempo la donna nel cui ventre piacevol peso era nascoso,

ma pur convenne poi paresse altrui, ricevend'ella allora dal grazioso coro di Diana l'esserne divisa: di che poi Giove, essendone piatoso,

a lei diè forma d'Orsa e fella assisa essere intorno al pol piena di stelle, per guiderdon della colpa commisa. Bianco, al mio parer, di dietro a quelle

istorie il vidi in cigno figurato, con bianche penne rilucenti e belle. In dentro andando se l'avea pigliato nelle sue braccia disiosa Leda,

e 'n camera di lei l'avea portato. Là come tosto la infinta preda si vide inchiuso, lieto ritornossi nella sua vera e consueta sceda.

Tutta negli atti Leda marvigliossi, ma concedendo sé alla sua voglia, quivi mostrava come racchetossi acciò che luogo avesse en l'alta soglia.

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