Costei pareva dir negli atti soi: «Io son discesa della somma altezza e son venuta per mostrarmi a voi. Il viso mio, chi vuol somma bellezza
veder, riguardi, là dove si vede accompagnata lei e gentilezza. Ò pietà per sorella e di merzede fontana sono: Iddio mi v'ha mandata
per darvi parte del ben che possiede. Donna più ch'altra sono innamorata e ma' isdegno in me non ebbe loco, però Amor m'ha cotanto onorata.
Ancor risplende in me tanto il suo foco, che molti credon talor ch'io sia ello, avvegna che da lui a me sia poco. Cortese e lieta son di lui vasello,
né mai mi parran duri i suoi martiri pensando al dolce fin che vien da quello. E bene è cieco quei che' suoi disiri si crede sanza affanno aver compiuti
e sanza copia di dolci sospiri. Riceva in pace dunque i dardi aguti, ch'alcun piacer di belli occhi saetta que' che attendon d'esser proveduti.
Tal, qual vedete, giovane angioletta qui accompagno Amor che mi disia: poi tornerò al cielo a chi m'aspetta». Ancor più intesi, ma la fantasia
nol mi ridice, sì gran parte presi di gioia dentro nella mente mia lei rimirando e' suoi atti cortesi, il chiaro aspetto e la mira biltate,
della qual mai a pien dir non porriesi. Dallato Amor con tanta volontate vidi mirarla, che nel bello aspetto tutto si dipingeva di pietate.
Ognora a sé con la sua mano il petto tastando, quasi non si avesse offeso perché a guardarla avea tanto diletto. Io stetti molto a lei mirar sospeso
per guardar s'io l'udissi nominare o i''l vedessi scritto brieve o steso. Lì nol vidi né 'l seppi immaginare, avvegna che, com'io dirò appresso,
in altra parte poi la vidi stare dond'io il seppi, e lì il dico espresso: però chi quello ha voglia di sapere fantasiando giù cerchi per esso.
Omè, che lei mirando il mio volere non avrei sazio mai! ma stretta cura di mirare altro mi mise in calere. Levando adunque gli occhi inver l'altura
vidi quel Giove che 'n forma di toro non già rubesto mutò sua figura, che quivi avendo per umil dimoro Europa sottratta a cavalcarsi,
per me' compier l'avvisato lavoro, e' parea quindi correndo levarsi e gir su per lo mar, come cacciato fosse, e poi pianamente posarsi
in quel paese che poi fu nomato da quella che da dosso si dispose, ripigliando sua forma innamorato. Nel loco poi con parole pietose
pareva a me che la riconfortasse narrando ancor le sue piaghe amorose; ma con disio parea poi l'abracciasse, e con diletto l'avuto disio
sanza contasto parea terminasse. Alquanto appresso ancora questo iddio com'una gotta d'oro risplendente trasformato e cadendo, lui vid'io
gittarsi in una torre prestamente ad una giovinetta ch'entro v'era, per ben guardarla, chiusa strettamente; il qual forse l'amava oltra maniera
dovuta, ed infra le bianche tette e belle in piova gir lasciato s'era. Né dello inganno già saper cevette quella, ma lui ritenne nascoso
e guadagnato forse aver credette. Alla vera statura luminoso quivi vedeasi tornato e costei abracciando e basciando, disioso
riguardando essa, né giammai da lei partir sanza il disiato giugnimento; di che parea ch'ella dicesse: «Omei, ch'io son gabbata dal tuo argomento».
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