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1313–1375

Canto XV

Giovanni Boccaccio

Quella parte dov'io or mi voltai con gli occhi riguardando e con la mente, di storie piena la vidi e d'assai. Volendo adunque d'esse pienamente,

almen delle notabili, parlare, rallungar si convien l'opra presente. E però dico che, nel riguardare ch'io feci, a guisa d'un giovane prato

tutta la parte vidi verdeggiare, similemente fiorito e adornato d'alberi molti e di nuove maniere, e l'esservi parea gioioso e grato.

Tra' quali, in mezzo d'esso, al mio parere, un gran signor di mirabile aspetto vid'io sopra due aquile sedere; al qual mentre io mirava con effetto,

sopra due lioncelli i piè tenea ch'avean del verde prato fatto letto. Una bella corona in capo avea e li biondi cape' sparti sott'essa,

che un fil d'oro ciaschedun parea. Il viso suo come neve mo' messa parea, nel qual mescolata rossezza aveva convenevolmente ad essa.

Sanza comparazion la sua bellezza era, ed aveva due grandi ali d'oro alle sue spalle, stese inver l'altezza. In man tenea una saetta d'oro

ed un'altra di piombo, alla reale vestito, al mio parer, d'un drappo ad oro. Orrevolmente là il vedea cotale, tenendo un arco nella man sinestra,

la cui virtù sentir già molti male. Né però era sua sembianza alpestra ma giovinetta e di mezzana etate, dimestica e piatosa e non silvestra.

E 'ntorno avea sanza fine adunate genti, le qua' parea che ciascheduno mirasse pure a sua benignitate. Gai e giocondi ve ne vidi alcuno,

tristi e dolenti sospirando gire altri vi vidi, in isperanza ognuno. Io che mirava il grazioso sire, immaginando molto il suo valore

per molti ch'io vidi a lui servire, ornata come lui, con grande onore li vidi allato una donna gentile, la qual pareva sì com'elli Amore,

vaga nelli occhi, piatosa ed umile; ver è ch'era d'alloro coronata, ed in tanto era ad Amor dissimile. Angiola mi pareva nel ciel nata,

e in me più volte pensai ch'ella fosse quella che in Cipri già fu adorata. Non so quel che il cor mi sì percosse mirando lei, se non che l'alma mia

pavida dentro tutta si riscosse, né sanza a lei pensar fu poi né fia: sì eccellente e tanto graziosa quivi allato ad Amor vidi lucia.

In fronte a lei, più ch'a altra valorosa, due belli occhi lucean sì che fiammetta parea ciascuno d'amor luminosa; e la sua bocca bella e piccioletta

vermiglia rosa e fresca simigliava, e parea si movesse sanza fretta. Dintorno a sé tutto il prato allegrava, come se stata fosse primavera,

col raggio chiar che 'l suo bel viso dava. Io non credo ch'al mondo mai pantera col suo odor già anima' tirasse, faccendoli venir dovunque s'era

blandi e quieti, ch'a lei simigliasse; e sì parean mirabili i suoi atti, ch'Amor pareva lì s'innamorasse. Oh come nello aspetto, in detti e 'n fatti,

savia parea, con alto intendimento, pensando a' suo' sembianti ed a' suoi tratti! Contemplando ad Amore il suo talento parea fermasse en la sua chiara luce:

com'aquila a' figliuo' nel nascimento con amor mostra ond'ella li produce a seguir sua natura, così questa credo che faccia a chi la si fa duce.

A rimirar contento questa onesta donna mi stava, che in atti dicesse parea parole assai piene di festa, come lo 'mmaginar par che intendesse.

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