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1313–1375

Canto XLVII

Giovanni Boccaccio

La donna tacque allora, ed io congedo presi in un atto in me molto contento e 'n altro più dolente che mai, credo, ver quella parte ritornando lento

dov'io aveva la donna lasciata che fu mia guida nel cominciamento. Io mi giva pensando con bassata testa a quel ben che io avuto avea,

e doleami di sì corta durata. Di più disio ancora mi parea tutto arder dentro nel trafitto core vie più che nel principio non facea;

e diceva fra me: «Deh, se l'ardore ora non manca, non credo che mai egli esca omai della mente di fore. Avuto ho quel che io più disiai:

deh, che cercherò io per mia salute? chi stuterà cotal fuoco oramai? La volontà che d'Amor le ferute mi porsero, non è in me finita

ma è cresciuta in me la sua virtute». Tra' fiori e l'erba con vista smarrita m'andava in me in tal guisa pensando, dispregiando e lodando la mia vita.

Riguardandomi a' piedi, così andando, mi trovai alla fonte non avendo vedute quelle donne festeggiando; e 'l viso alzai, me stesso riprendendo

del perduto diletto, e ver me vidi quella donna venir cui io caendo fra quel giardino andava, – Ove ti fidi? – ver me dicendo, e con le braccia aperte

mi prese, e: – Non cre' tu che io ti guidi in qual parte vorrai? perché perverte tua volontà il mio consiglio vero, per vanità lasciando cose certe? –

Allor risposi: – Madonna, sincero m'è il tuo mostrar tornato di colei grazia che m'ha disposto a tal sentiero. Tu verrai, se ti piace, infino a lei,

e quivi insieme ci dimoreremo quanto piacer sarà tuo e di lei; e poi insieme tutti e tre andremo dove vorrai, ché io credo segnare

sotto 'l piacer di lei il dì estremo –. Ed allora: – Il tuo adimandare è d'ordine di fuor, ché io so bene quel che tu vo' che io vi venga a fare.

La donna meco assai più si convene, che tu non fai: dove menar mi vuoi e ben conosco qual disio ti tene. Vieni con meco ed a lei andrem poi –.

– Ma andian là –, risposi, – prima ed essa insieme meneren con esso noi. Non c'è bisogno d'aver sì gran pressa: ancora il sole al cerchio di merigge

non è, e 'l nostro andar però non cessa –. Diss'ella allora: – Io so che ti trafigge di lei il piacer e non ti puoi partire, però pur qui tua volontà si figge.

E però se in questo il tuo disire io seguirò, tu giurerai di fare quel ch'io vorrò ed altro non seguire –. La mia risposta fu: – Non comandare

ch'io non ami costei, ogni altra cosa al tuo piacer mi fia lieve osservare. La qual se io sol per libidinosa voglia fornire amassi, in veritate

con dover ne saresti crucciosa; anzi con quella intera caritate che prossima persona amar si dee, amo, servo ed onoro sua bontate;

la qual, sì come manifesto v'ee, non trova pari in atti né 'n bellezza, né in saper nel mondo simil ee –. – Tu hai –, mi disse quella con dolcezza,

– sì presa me pur di voler vedere costei, cui donna fai di gentilezza real posseditrice, che potere non ho sanza vederla d'ire altrove

né di negare a te il tuo piacere. Or dunque insieme ce n'andiam là dove tu l'hai lasciata, e veggian manifesto se quello è vero a che il tuo dir mi move –.

Subitamente ragionato questo insieme ci movemmo e nel conspetto venimmo di colei, che 'n atto onesto incontro venne a noi con lieto aspetto.

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