A tal partito nel beato loco istandomi, io mi senti' nel core raccender più ardente questo foco, tal ch'io pensai che 'l novello ardore
oltre al dovuto modo mi tirasse, tal nel principio suo mostrò furore. E 'l cor, che ciò pareva che pigliasse a sé, lo 'ncendio, quantunque potesse,
oltre a dovuta parte a sé ne trasse. E così stando parve ch'io vedesse questa donna gentile a me venire ed aprirmi nel petto, e poi scrivesse
là entro nel mio cor posto a soffrire, il suo bel nome di lettere d'oro in modo che non ne potesse uscire. La qual, non dopo molto gran dimoro,
nel mio dito minore uno anelletto metteva tratto di suo gran tesoro; al qual pareami, se 'l mio intelletto bene stimò, che una catenella
fosse legata, che infino al petto si distendeva della donna bella, passando dentro, e con artigli presa, come ancora scoglio, tenea quella.
Oh quanto da quell'ora in qua accesa fu la mia mente del piacer di lei, che mai non era più stata offesa! Moveami questa ove pareva a lei
co' suoi belli occhi, e sol pensando andava com'io potessi piacere a costei. Infra quel circuito che ocupava la luce sua, quasi come 'nretito,
a forza a rimirarla mi girava. Gravoso mi parea l'esser fedito e più fiate lagrime ne sparsi, non potend'io durar l'esser partito
là onde quella soleva mostrarsi agli occhi miei gentile e graziosa, e più nel cor sentia 'l foco allumarsi. Io non trovava nella mente posa,
sì mi stringea pur di lei vedere la mente ardente di sì bella cosa. Adunque seguitando il mio volere, dovunque era costei, così tirato
parea ch'io fossi dal suo bel piacere; ma certo in ciò Amor m'era assai grato, sol che 'l disio non fosse oltra misura nell'amoroso cor troppo avanzato.
Ognora che la sua bella figura disiava vedere, Amor faceva di ciò contenta la mia mente scura, rendendo lei umil quand'io voleva.
E questo più m'accendeva, vedendo che 'l mio disio adempier si poteva, né per lei rimaneva ma, sentendo forse maggior periglio, consentia
che io avanti mi stessi piangendo, e graziosa mostrandosi e pia verso di me, con sua benignitate in conforto tenea la mente mia.
Lungamente seguendo sua pietate, ora in avversi ed ora in graziosi casi reggendo la mia volontate, sollecito del tutto mi proposi
di pur sentire l'ultima possanza che in loro hanno i termini amorosi. Ver è che molto prolissa speranza mi tenne in questa via, non però tanto
che 'l mio proposto gisse in oblianza. Alla seconda con sospiri e pianto, quando con festa, sempre seguitai il mio proponimento, infino a tanto
sottilmente guardando, m'avisai che la donna pensava terminare con savio stile i disiosi guai. Però alquanto lasciai 'l pensare,
dicendo: «Tosto credo proveduto fia da costei il mio grave penare. Ell'ha ben ora tanto conosciuto del mal ch'io sento e del mio disio,
ch'io credo che di me le sia incresciuto». Così fra me gia ragionando io, pure aspettando che la sua grandezza si dichinasse alquanto al dolor mio
torre potere con la sua bellezza: la qual l'anima mia più ch'altra brama e più che altra alcuna in sé l'apprezza, onorandola sempre quanto l'ama.
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