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1313–1375

Canto XL

Giovanni Boccaccio

La donna mi parlava, ed io mirando con l'occhio andava pure ove 'l disio mi tenea fitto, non so che ascoltando. Avevami davanti, al parer mio,

su quella riva assai donne vedute, di cui veder in tal voglia venn'io, ch'io dissi: – Donna mia, a mia salute non pensar più ch'i' voglia, a tempo e loco

farò d'adoperar la tua virtute; ch'ora di novo m'è nel cor un foco venuto d'esser là: però o vienci, o tu m'aspetta infin ch'i' torni un poco.

In qual parte vorrai poi insieme andrenci: nostra stanza fia poca veramente, che noi da veder quelle liberrenci –. Oltre n'andai, sanza dir più niente,

co' due che mi traevano, e costei quasi scornata mi teneva mente con intentivo sguardo, ed io a lei; sanza dir nulla io la vi pur lasciai,

o bene o mal non so qual io mi fei. Hardito con costoro oltre passai, e 'n sulla riva del bel fiumicello io vidi donne ch'io conobbi assai;

e riguardando lor con occhio snello, qual gia cantando e qual cogliendo fiori, chi sedea, chi danzava in un pratello. Bello era il loco e di soavi odori

ripien per molte piante che 'l coprieno dal sole e dalli suoi già caldi ardori; e suoi cavalli, al mio parer, salieno già sopra la quarta ora e mezzo il segno

del friseo monton co' piè tenieno. Non credo ched e' sie sì alto ingegno che 'nteramente potesse pensare le bellezze di quelle ch'io disegno.

Rimanga adunque qui questo lodare, sol procedendo a' nomi di coloro ch'io vi conobbi degne di nomare. Infra quel bello e grazioso coro

di tante donne, vidi una bellezza ch'ancora stupefatto ne dimoro. Pietoso Appollo, alquanto dell'altezza del tuo ingegno presta, o tu ispira

ora per me con la tua sottigliezza! Omero, Maro, Naso, o chi più mira discrizione o di donna o di dea fé, saria poco a quella che si gira

sopra quel prato, ov'io vidi sedea giovinetta leggiadra e tanto bella, ch'io la pensai per fermo Citarea. Inginoccha'mi per volere ad ella

far reverenza, ma poscia m'avidi ch'era mondana e somigliava stella. Sallosi Amore che i piatosi gridi del cor sentì a sì mirabil vista,

ch'io nol so dir, ché non ho chi mi guidi, e s'io pur conforto l'anima trista poi che per li occhi senti''l dolce raggio di tal bellezza, per obliqua lista.

Istesi adunque inver di lei il visaggio, e s'a sua posta l'alma, ch'altra guarda, dar si potesse, io muterei coraggio. Nel viso che d'amor sempre par ch'arda

afigurai, mirando con diletto, che costei era la bella lombarda. Signore etterno, a cui nessuno effetto mai si nascose, alla giusta preghiera

rispondi e dì: fu mai sì bello aspetto? Essa sopra la verde primavera si riposava con altre dintorno, delle quali il bel luogo ripien era,

faccendo con la luce dell'adorno e bellissimo viso, riflettendo con lume, troppo più il chiaro giorno; rimirando talor, fra sé ridendo

ver me di me, che arso m'accendeva di nova fiamma ancora lei vedendo. Udire appresso questa mi pareva cantar tanto soave in voce lieta

che me di me sovente mi toglieva. Così al canto libera e quieta tutta la mente avea disposta, allora che con benigna voce e mansueta:

– Troppa qui lunga dispendiam dimora –, i due mi dissero; a' qua' rivoltato risposi: – Andiam, sed e' vi pare, ancora –. Oltre la via prendemmo per lo prato.

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