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1313–1375

Canto XIV

Giovanni Boccaccio

Più altra gente ancor v'avea, fra' quali gran quantità di nuovi Farisei ad aver del tesoro battean l'ali, e sconfortando gli altri e come rei

erano a posseder nel lor parlare mostrando; e s'io nel rimirar potei riguardar vero il loro adoperare, per possederne maggior quantitate

li vi vedeva forte affaticare. Correndo sen portavan caricate le some, e con iscrigni e piene ceste si ritornavan quivi molte fiate.

Ver è che ben ch'avesser lunghe veste non gli ingombrava però, ma parea che più che gli altri avesser le man preste. Infra lor riguardando, assai v'avea

di quelli cui altra volta avea veduti e ch'io per nome ben riconoscea. Li quali, però che son conosciuti, non bisogna ch'io nomi, ben che pari

potrebbono esser tututti tenuti. Con questi avanti, al mio parer non guari, quasi tra quei ch'erano più eccellenti e che parean de' su detti vicari,

ornato di be' drappi e rilucenti il nipote vid'io di quel Nasuto, che gloriar si va co' precedenti, recarsi in mano un forte biccicuto,

dando ta' colpi sopra 'l monte d'oro, che di ciascun saria un mur caduto; e d'esso assai levava, e quel tesoro in parte oscura tutto si serbava,

e quasi più n'avea ch'altro di loro. Oltre grattando il monte dimorava con aguta unghia un, ch'al mio parere in molte volte poco ne levava.

Con questo tanto forte quel tenere in borsa li vedea, ch'a pena esso, non ch'altro alcun, ne potea bene avere. Al qual faccendom'io un poco appresso

per conoscer chi fosse apertamente, vidi che era colui che me stesso libero e lieto avea benignamente nudrito come figlio, ed io chiamato

aveva lui e chiamo mio parente. Davanti e poi e d'uno e d'altro lato tanti su per lo monte e giù scendieno a prender del tesoro disiato:

ogni lingua verrebbe a dirlo meno, però qui m'aggia lo lettore alquanto scusato s'io non gli ritraggo a pieno. Quand'io ebbi costor mirati tanto

ch'a me stesso increscea, io mi voltai, com'altri volle, verso il destro canto. Ver è che disiato avrei assai d'essere stato della loro schiera,

se con onor potesse esser giammai. E s'io vi fossi stato, come v'era alcun ch'io vi conobbi, io avrei fatto sì che veduta fora la mia cera

credo più volentier da tal che matto or mi riputa, però che i' ho poco, e più caro m'avrebbe in ciascun atto. Hai lasso, quanto nelli orecchi fioco

risuona altrui il senno del mendico! né par che luce o caldo abbia 'l suo foco, e 'l più caro parente gli è nimico; ciascun lo schifa, e se non ha moneta

alcun non è che 'l voglia per amico. Unque s'ogni uomo pur di quello asseta, mirabile non è, poiché virtute sanza danari nel mondo si vieta;

il cui valor se fosse alla salute di quel pensato che uom pensar dee, non le ricchezze sarian sì volute. Ma io mi credo che parole ebree

parrebbono a ciascun chiaro intelletto il dir che le ricchezze fosser ree, avvegna che in me questo difetto piuttosto che in altro caderia,

tanto disio d'averne con effetto. Né da tal disiderio mi trarria alcun, tanto il pregar mi par noioso che di danar sovvenuto mi sia.

Dopo molto pensar, disideroso di veder tutto, dirizzai il viso: e vidi figurato poderoso Amor, sì come qui sotto diviso.

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