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1313–1375

Canto XII

Giovanni Boccaccio

Non sanza molta ammirazion mirando m'andava riguardando quella gente, fra me di lor pensier nuovi recando. Parevami, nel creder, veramente

che loro eccelsa fama gloriosi far li dovesse sempiternamente. E fra gli altri che molto disiosi negli atti si mostravan di venire

a quella donna per esser famosi, robustamente in aspetto seguire, armato tutto sopra un gran destriere, vid'io quivi un grandissimo sire

vestito di cilestro, al mio parere, lucente tutto di be' gigli d'oro ch'ogni altra luce facean trasparere. Ognun, qualunque fosse di coloro

che gian davanti, rimirava lui, sì fiero andava fuggendo dimoro. Se ben ricordo, e' mi parve costui quel Carlo ardito ch'ebbe il maschio naso

insieme con virtù molta, da cui tutto il pugliese regno fu invaso e conquistato, e funne coronato; del qual signore il suo seme è rimaso.

Rimirandosi innanzi quasi irato, con una spada che in man tenea da ogni parte si facea far lato. Appresso a lui, al mio parer, vedea

il Saladin risplender tutto quanto entro ad un drappo ad or che 'ndosso avea. Costui seguiva dal sinistro canto tututto armato Ruggier di Loria,

che in arme ebbe già valor cotanto. Ontoso tutto appresso li venia il re Manfredi e con dolente aspetto, e con lui Curradino in compagnia.

Rietro a costoro assai che io non metto qui ne seguien, però che troppo avrei a fare a dirli tutti ed il mio detto tireria lungo più ch'io non vorrei,

posto ch'alla man manca ed alla dritta, ch'io non ne conto, più ne conoscei. E la mia mente dal disio trafitta di vedere oltre pur mi stimolava,

per che la vista non teneva fitta. Similemente quella con cui andava, con le parole sue faccendo fretta, sovente all'altre cose mi chiamava.

Il dir ch'io le faceva: – Un poco aspetta – non mi valeva, per ch'io mi voltai verso la terza faccia a man diretta. Aveavi certo da mirare assai

più ch'io dir non potrò, tal che 'n me stesso assai fiate men maravigliai. Con gli occhi alzati mi feci più presso al detto luogo, acciò ch'io conoscessi

chi e che cose vi stessero in esso. Oro ed argento, un gran monte, e con essi zaffiri ed ismeraldi con rubini ed altre pietre assai credo vedessi.

Riguardando più basso, con uncini, chi con picconi e chi avea martello e chi con pale e chi con gran bacini, ronconi alcuni ed altri intorno ad ello

con l'unghie e chi col dente, uno infinito popol vi vidi per pigliar di quello. E ciaschedun parea pronto ed ardito, non onorando il piccolo il maggiore,

a suo poter fornia suo appetito. Gente v'avea di molto gran valore in vista, avvegna che la lor viltate pur si scopria, veggendo con romore

gli altri, che quivi per cupiditate givan, cacciarli con duoli e con morte per prendern'essi maggior quantitate, iniqua tirannia rubesta e forte

usando, chi con fatti e chi con detti, prendendo più che la dovuta sorte. Alcun v'avea che i loro mantelletti se n'avean pieni, e per volerne ancora

abbandonavan tutti altri diletti. Tra quella gente che quivi dimora conobb'io molti, e vidivene alcuno ch'aver preso di quello ora ne plora

e forse ne vorrebbe esser digiuno; ma, cosa fatta, penter non vi vale, né puolla adietro ritornar nessuno: adunque ogni uom si guardi di far male.

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