Venian dopo costor gente gioconda ne' loro aspetti, tutti cavalieri chiamati della Tavola ritonda. Il re Artù quivi era de' primieri,
a tutti armato avanti cavalcando ardito e fiero sopra un gran destrieri. Seguialo appresso Bordo spronando e con lui Prezivalle e Galeotto
a picciol passo insieme ragionando. E dietro ad essi venia Lancillotto, armato e nello aspetto grazioso, con una lancia in man, sanza far motto,
ferendo spesso il caval poderoso per appressarsi alla donna piacente, di cui toccar pareva disioso. Oh quanto adorna quivi ed eccellente
allato a lui Ginevra seguitava, in su un palafreno orrevolmente! Stella mattutina somigliava la luce del suo viso, ove biltate
quanto fu mai tututta si mostrava. Sorridendo negli atti, di pietate piena e parlando a consiglio segreto con tacite parole ed ordinate,
era con que' che già ne visse lieto lunga fiata, lei sanza misura amando, ben che poi n'avesse fleto. Non molto dietro ad esso con gran cura
seguiva Galeotto, il cui valore più ch'altro de' compagni si figura. E lui seguiva Chedino ed Astore di Mare insieme con messer Ivano,
disiosi ciascuno di più onore. L'Amoroldo d'Irlanda ed Agravano, Palamidès seguiva e Lionello, e Polinoro con messer Calvano.
Mordretto appresso e con lui Dodinello, e 'l buon Tristan seguiva poi appresso sopra un cavallo poderoso e isnello. Isotta bionda allato allato ad esso
venia, la man di lui con la sua presa e rimirandol nella faccia spesso. Oh quanto ella parea nel viso offesa dalla forza d'amor, di che parea
ch'avesse l'alma dentro tutta accesa, di che negli atti fuor tutta lucea! «Tu se' colui cui io sola disio», timida nello aspetto li dicea;
«in qua ti priego ch'alquanto, amor mio, tu ti rivolghi, acciò ch'io vegga il viso per cui vedere in tal camin m'invio». Retro a costor sopra un cavallo assiso
rubesto e fiero Brunoro venia, ed altri molti, i qua' qui non diviso, eran con lui; ma io, la vista mia dopo la lunga schiera discendendo,
conobbi più mirabil baronia. Di porpore vestito, oltre correndo, quel Carlo Magno sen veniva avante ch'al mondo fu cotanto reverendo,
in su un forte e gran destrier ferrante, ancora de' triunfi coronato ch'egli acquistò sopra le terre sante, fiero ed ardito e tutto quanto armato,
co' gigli d'oro nel campo cilestro e 'l nero uccel davanti nel dorato. Eravi Orlando dal lato sinestro con una spada in man fiero ed ardito,
ed Ulivier lo seguiva dal destro. Cavalcando tra questi oltre pulito, da Montalban Rinaldo giva avanti intra due suoi fratelli reverito.
Tra loro era Dusnamo con sembianti lieti, e molti altri ancor v'eran li quali io non pote' conoscer tutti quanti. Oltre venia, che parea ch'avesse ali,
il duca Gottifré dopo costoro per volere esser pur de' principali. Appresso lui seguiva con coloro umilemente Ruberto Guiscardo,
che fu signor già in Terra di Lavoro. Lui seguitava frontiero e gagliardo Federigo secondo; e 'l Barbarossa sopr'un forte roncion di pel leardo,
cavalleroso e di persona grossa, dritto sovra le strieve in atto altiero, nel sembiante avilendo ogni altra possa, via se ne giva per esser primiero.
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