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1313–1375

Canto VIII

Giovanni Boccaccio

Mirando avanti con ferma intenzione, veder mi parve quel re eccellente che fu sì savio, io dico Salamone. Eravi ancora Sanson, che possente

di forza corporal più ch'altro mai fu che nascesse fra l'umana gente. Nel riguardar più innanzi affigurai il viso d'Ansalon, che più bellezza

ebbe che altro nel mondo giammai. Tra questi pien d'orgoglio e di fierezza seguendo cavalcava Campaneo, che ne' suoi atti ancora Iddio sprezza.

Etiocle era quivi con Tideo, Adastro re pensante e doloroso del perder che dintorno a Tebe feo. Ancora si mostrava il valoroso

Pollinice; broccando il seguitava el re Ligurgo e Giansone animoso. Di rietro al quale Pelleo cavalcava, con quella lancia in man che prima morte

poi medicina a sua ferita dava. Veniva appresso vigoroso e forte Achille col figliuol, che sì spietata vendetta fé quando l'antiche porte

non serraron più Troia, che l'entrata aveva data al gran caval ripieno della nimica gente tutta armata. Questo crudel sanza mezzo seguieno

Diomede ed Ulisse, e ad agguati andare ancor pensando mi parieno. Vigoroso di dietro a loro armati Patrocolo veniva ed Antenore,

ciascun con gli occhi ver la donna alzati. Ercule v'era, il cui sommo valore lungo saria a voler recitare, per ch'ebbe già d'assai battaglie onore.

Anteo dopo lui vi vidi stare, ch'ancor parea che 'n atto si dolesse di ciò che già li fé Ercule provare. Veniva poi Minòs, come se stesse

ancor davanti Atene tutto armato, né d'Androgeo parea più li dolesse. Oh quanto d'ira pareva infiammato, d'ira e di mal talento Menelao

seguendo Agamenòn dal destro lato! Il qual seguiva poi Protesselao, bello e grazioso nello aspetto; e dopo lui cavalcava Anfirao,

che' suoi lasciò ad oste nel conspetto di Tebe, ruvinando a' dolorosi c'hanno perduto il ben dello 'ntelletto. Venian dopo costui, molto animosi,

insieme con Teseo Demofonte, di toccar quella donna disiosi. I qua' seguia con dolorosa fronte Egeo, che per veder le vele nere

si gittò in mar dell'alta torre sponte. Turno pareva quivi che di vere lagrime avesse tutto molle il viso, dogliendose del troian forestiere.

Eurialo ancora vera e Niso, mostrandosi piagati come foro ciascun di lor, l'un per l'altro conquiso. Non molto spazio poi dietro a costoro

Latino sen veniva a piccol passo, Pallante e Creso poi, e dopo loro Giarba veniva nello aspetto lasso, andandosi di Dido ancor dolendo

perché ad altro om di lui fece trapasso. Helena dopo lui portava ardendo di foco un gran tizzone, e pur costei miravan molti se stessi offendendo.

Oreste niquitoso dopo lei con un coltello in man seguiva fello, nell'atto minacciando ancor colei del corpo a cui uscì; e poi dop'ello

venia broccando la Pantasilea lieta nel viso grazioso e bello. Oh quanto ardita e fiera mi parea, armata tutta, con un arco in mano,

con più compagne ch'ella seco avea! Non era lì alcun che del sovrano ed altier portamento maraviglia non si facesse, tenendolo strano.

Non molto dopo lei venia la figlia del re Latino lieta, e dopo Iole; poi Deianira con bassate ciglia ancora quivi d'Ercule si dole.

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