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1313–1375

Canto VII

Giovanni Boccaccio

Tra gli altri che io vidi presso a questa fu Giano, ch'esser stato abitatore dell'italici regni facea festa. Turbato nell'aspetto e di furore

pien seguiva Saturno, cui il figlio mandò mendico per esser signore. Il superbo Nembròt, che il gran fé impiglio in Senaàr per voler gire a Dio,

stordito v'era sanza alcun consiglio. Lunghesso Fauno e Pico lor vid'io seguire, ed il gran Belo dopo loro, mirando ognun la donna con disio.

Elettra ed Atalante con costoro givano insieme, e dopo lor seguire Italo vidi sanza alcun dimoro. Robusto si mostrava e pien d'ardire

Dardano quivi con un freno in mano, e nell'atto parea volesse dire: «Io fui colui, nel mondo primerano, il qual col freno in Tessaglia domai

il caval primo, in uso ancora strano, mirabilmente, e sì edificai primo quella città, che poscia Troia chiamaro i successor ch'io vi lasciai».

Appresso il qual, mostrando in atto gioia, seguia Sicul, che l'isola del foco prima abitò in pace e sanza noia. Troiolo ancora in quel medesmo loco

coverto d'oro tutto risplendea, faccendosi alla donna a poco a poco. Rigido e fiero quivi si vedea Nino, che prima il suo natural sito

per battaglia maggior fé, che parea ancor che minacciasse insuperbito. E dopo lui seguiva la sua sposa con sembiante non men che 'l suo ardito:

così rubesta e così furiosa vi si mostrava, come quando a lui succedette nel regno valorosa. Tamiris poi seguitava, nel cui

viso superbia saria figurata, con gli occhi ardenti spaventando altrui. Anfion poi con labbia consolata vi conobb'io, al suon del cui liuto

fu Tebe pria di muri circumdata. Retro a lui Niobè, il cui arguto parlar fu prima cagion del suo male e del danno de' figli ricevuto.

Poi seguitava Danao, dal quale l'antico popol greco veramente trasse il suo principio originale. A cui di dietro quel Serse possente,

che fé sopra Ellesponto il lungo ponte, venia, freno all'orgoglio della gente. Riguardando la donna, con la fronte alzata venia Ciro poco appresso,

di cui l'opere furo altiere e conte. Laumedon sen veniva dopo esso, con molti successor dietro alle spalle, de' qua' giva Priamo oltre con esso.

Anchise seguitava nel lor calle; appresso il qual colui venia correndo che le dee vide nella scura valle. Nello aspetto parea ch'ancor ridendo

andasse di ciò ch'elli aveva fatto, quando di Grecia si partì fuggendo. Dopo costui Enea seguia con atto pietoso molto, e non molto distante

Giulio Ascanio il seguitava ratto. Oh quanto ardito e fiero nel sembiante quivi parea Ettòr sopra un destriere tra tutti i suoi, di molto oro micante!

Bello e gentil nell'aspetto a vedere era, con una lancia in mano andando ver quella donna lieto, al mio parere. Risplendea quivi ancora cavalcando

Alessandro, che 'l mondo assalì tutto con forza lui a sé sotto recando; il qual con fretta voleva al postutto toccare il cerchio ove colei posava,

cui questi disiavan per lor frutto. E 'l re Filippo e Nettabòr, gli andava ciascuno appresso rimirando quello, e nello aspetto se ne gloriava.

Veniva in su un caval corrente e snello Dario crucciato nello aspetto e con sembiante dispettoso e fello, e sanza aver di tale andar diletto.

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