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1313–1375

Canto IV

Giovanni Boccaccio

Seguendomi la donna, com'io lei pria seguitava, co' due giovinetti a man sinistra volsi i passi miei. Intra lor due avean noi due ristretti,

e con più spesso passo n'andavamo a riguardare i men cari diletti. Andando in tal maniera, noi entramo per la gran porta insieme con costoro,

ed in una gran sala ci trovamo. Chiara era e bella e risplendente d'oro, d'azzurro e di color tutta dipinta maestrevolmente in suo lavoro.

Humana man non credo che sospinta mai fosse a tanto ingegno quanto in quella mostrava ogni figura lì distinta, eccetto se da Giotto, al qual la bella

Natura parte di sé somigliante non occultò nell'atto in che suggella. Noi ci traemmo nella sala avante, quasi nel mezzo d'essa, e quivi stando

vedevam le figure tutte quante. Ell'era quadra: ond'io che riguardando giva per tutto, dirizzai il viso ver l'una delle facce, in piede stando.

Là vid'io pinta con sottil diviso una donna piacente nell'aspetto, soave sguardo avea e dolce riso. La man sinistra teneva un libretto,

verga real la destra, e' vestimenti porpora gli estimai nell'intelletto. A piè di lei sedevan molte genti sopra un fiorito e pien d'erbette prato,

alcuni più e alcun meno eccellenti. Ma dal sinistro e dal suo destro lato sette donne vid'io, dissimiglianti l'una dall'altra in atto ed in parato.

Elle eran liete e lor letizia in canti pareami dimostrassero, ma io con l'occhio alquanto più mi trassi avanti. Nel verde prato a man destra vid'io

di questa donna, in più notabil sito, Aristotile star con atto pio: tacito riguardando, in sé unito, pensoso mi pareva; e poi appresso

Socrate sedea quasi smarrito. Eravi quivi ancor Platon con esso, Melisso, Alessandro v'era e Tale, Speseusippo lei mirando spesso;

Raclito ancora e Ipocràs, il quale in abito mostrava d'aver cura ancora di sanare il mondan male. Ivi sedeva con sembianza pura

Galieno, e con lui era Zenone e 'l geometra ch'a dritta misura mosse lo 'ngegno, sì che con ragione oggi s'adovra seguendo suo stile;

e dopo lui Democrito e Solone. Insieme con costoro in atto umile si sedea Tolomeo, e speculava i ciel con intelletto assai sottile,

riguardando una spera che lì stava ferma davanti; e Tebìth con lui ed Abracìs ancora in ciò mirava. Averroìs e Fedron dopo lui

sedevan rimirando la bellezza di quella donna che onora altrui. Nassagora ancor quella chiarezza mirava fiso insieme con Timeo,

mostrando in atto di sentir dolcezza. Diascoride ancor v'era ed Orfeo, Ambepece e Temistio, e poi un poco Essiodo almo e Timoteo.

Oh quanto quivi in grazioso gioco Pitagora onorato si vedea e Diogene in sì beato loco! Vie dopo questi ancora mi parea

Seneca riguardando ragionare con Tulio insieme, che con lui sedea. Innanzi a loro un poco, ciò mi pare, Parmenide sedea e Teofrasto,

lieto ciascun della donna mirare. Vestito d'umiltà, pudico e casto, Boezio si sedeva ed Avicena, ed altri molti, i qua' s'a dir m'adasto,

non fosse troppo rincrescevol pena dubbio a' lettor; però mi taccio omai e dirò di color che seco mena dalla man manca, ov'io mi rivoltai.

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