Nel tempo adorno che l'erbette nove rivestono ogni prato e l'aere chiaro ride per la dolcezza che 'l ciel move, sol pensando mi stava che riparo
potessi fare ai colpi che forando mi gian d'amor il cuor con duolo amaro; quando mi parve udir venir chiamando un spirito gentil volando forte:
«Donne leggiadre» in voce alta gridando, «venite omai, venite alla gran corte dell'alta iddea Diana, che elette v'ha in Partenopè per sue consorte».
E poi ch'egli ebbe tre fiate dette queste parole, sanza più voltare, a una a una chiamandole ristette. E, se non m'ingannò 'l vero ascoltare
che far mi parve, Zizzola Barrile la prima fu ch'io gli senti' chiamare; poi Ciancia l'altra, nobile e gentile, Cecca Bozzuta e poi Principessella
Caracciola e Letizia Moromile, de' Gattoli Berarda con Linella, Beritola Carafa, e 'n compagnia degli Scrignar Mignana ed Isabella,
e Isolda di Giaquinto e Lucia Porria e Berita e Caterina de' Brancazzi e de' Melii Maria. E seguitò Caterina Pipina
e Sobilia Capece; e chiamò Fiore Curial bella, di colei vicina, Verdella di Berardo e Biancifiore de' Caffettini e Ceccola Mazzone
ed Alessandra d'Anna con valore. Caterina di Iacopo Roncione chiamò, e Caterina Caradente; poi la Crespana seguì nel sermone
e di Bolin Caterina piacente e Caterina di Serpando, e poi Caterina Fellapan similmente. Giovannola de' Coppoli ampoi
si chiamò e la Lucciola dop'essa, e Fiore Canovara ne' dir suoi chiamò appresso, e oltre con lor messa de' Gambatelli Vannella fu ancora,
come intesi nella voce espressa. Ma quella donna cui Amore onora più ch'altra per la sua somma virtute, che tutte l'altre accresce e rinvigora,
fu l'ultima chiamata, e per salute dell'altre, quasi com'una guardiana, avanti gio per guidarle tute: e 'n compagnia del messo di Diana,
che più non ne chiamò (né nomò lei, perché a suo nome laude più sovrana si converria, che dir qui non potrei) sen gì in parte ov'io le seguitai
con l'altre insieme, infin ch'io discernei ciò ch'elle fer, come appresso udirai.
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