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1313–1375

6

Giovanni Boccaccio

Amor, s'io posso uscir de' tuoi artigli, appena creder posso che alcuno altro uncin mai più mi pigli. Io entrai giovinetta en la tua guerra,

quella credendo somma e dolce pace, e ciascuna mia arma posi in terra, come sicuro chi si fida face: tu, disleal tiranno, aspro e rapace,

tosto mi fosti adosso con le tue armi e co' crudel roncigli. Poi, circundata delle tue catene, a quel che nacque per la morte mia,

piena d'amare lagrime e di pene presa mi desti, e hammi in sua balia; e è sì cruda la sua signoria, che giammai non l'ha mosso

sospir né pianto alcun che m'asottigli. Li prieghi miei tutti glien porta il vento: nullo n'ascolta né ne vuole udire, per che ognora cresce il mio tormento,

onde 'l viver m'è noia né so morire. Deh! dolgati, signor, del mio languire, fa tu quel ch'io non posso: dalmi legato dentro a' tuoi vincigli.

Se questo far non vuogli, almeno sciogli i legami annodati da speranza. Deh! io ti priego, signor, che tu vogli; ché, se tu 'l fai, ancor porto fidanza

di tornar bella qual fu mia usanza, e, il dolor rimosso, di bianchi fiori ornarmi e di vermigli.

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