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1313–1375

40**

Giovanni Boccaccio

Cara Fiorenza mia, se l'alto Iddio, da cui ogni perfetto ben discende, non procura e attende contro la tua veloce e ria fortuna,

i' ti veggio venire a punto ch'io già piango per lo duol che 'l cor ne prende; il qual tanto mi offende ch'alcun diletto meco non s'aduna.

Per te non è chi mova cosa alcuna ch'abbia in sé valor, né alcun bene: e questo è quel per ch'ogni mal t'avvene. Come potrestu mai prender salute

contra' nemici tuoi che t'hanno morta, quando dentro alla porta del tuo bel cerchio ogn'uom fatt'è scherano? chi ti difende ch'abbia in sé vertute?

o chi in tante ruine ti conforta dov'io ti veggio scorta per mala guida di consiglio strano? Certo, s'al proprio ver no' riguardiano,

gente non degna d'abitar tuo nido son la cagion di questo amaro strido. Mentre che fusti, Firenze, adornata di buoni, antichi, cari cittadini,

i lontani e' vicini adoravan Marzocco e' tuo figliuoli: ora se' meretrice pubblicata in ogni parte, infin tra' saracini.

Omé! che tu ruini pe' tuo peccati in troppi eterni duoli. Deh, ravvediti ancor, ché puoi, s'tu vuoli; e fa che tu sia intera e non divisa,

e muterai di pianto in dolce risa. Ov'è prudenza, fortezza e giustizia e temperanza e l'altre suore loro, ch'erano el tuo tesoro

quando volevi dimostrar tua possa? Tu l'hai cacciate via con avarizia, con superbia e lussuria, nel cui coro tu vivi e fai dimoro,

per che ti rodon le midolla e l'ossa; e non temi giudicio né percossa dell'eccelso Signor, che t'ha più volte di molte imprese le vittorie tolte.

I' mi vergogno ben di ciò ch'i' parlo considerando ch'i' son di te isceso; ma il soperchio del peso del grave oltraggio che sostien m'induce.

Se' tu sì cieca che non vedi el tarlo cascar dell'ossa tua sanza conteso? Non vedi stare inteso ciascun vicin per cavarti la luce?

Deh, muoviti a pensar chi ti conduce e a che punto se' per lor difetto, e scorgerai s'è ver ciò ch'io ho detto. Canzona, i' so che letta tu sarai

da molti, che la tua sentenzia chiara parrà molto amara, perché de' vizi lor dicendo vai: ma, se tu truovi alcun che sia gentile,

parla con lui, ch'e' non t'avrà a vile.

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