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1313–1375

39**

Giovanni Boccaccio

O fior d'ogni città, donna del mondo, o degna imperiosa monarchia, o quale in tua balia Asia tenesti, Africa e Europa,

come di sì alta se' tornata al fondo? com'io non veggio sì gran signoria? come tua baronia non par che al tuo voler si mostri o scuopra?

Ahi sangue sparso di figliuol di lupa tu fosti cagion prima a tanti mali! Tu li colpi mortali poi riducesti alla civil battaglia,

qual fu di Mario, Silla o di Tessaglia. Ove i due gentili Scipioni, ov'è il tuo grande Cesare possente? ove Bruto valente

che vendicò lo strupro di Lucrezia, Furio Camillo e gli due Curioni, Marco Valerio e quel tribun saccente Quinto, Fabio seguente,

Cornelio, quel che vinse Pirro e Grezia, Publio Sempron colla vinta Boezia? Il fedel Fabrizio, Fulvo, Quinto Gneo Metel, Marco, Pompeo,

Porcio Caton, Marcel, Quinto Cecilio, Tito Flaminio e il buon Floro Lucilio? Ov'è il gran consolato e' senatori, ove quel grazioso Ottaviano,

ove il grande Traiano, e Costantino valoroso Augusto? ove le dignitadi e gli altri onori, ove quel Tito e quel Vespasiano,

e 'l magno Aureliano, e Marco Antonio, sì benigno e giusto? ov'è il nobil oratore Sallusto, ove il facondo Cicero primero?

e il Massimo Valero e Tito Livio e gli altri signor grandi? dove son l'ali tue, che non le spandi? O iddea Giunon, nimica de' troiani,

o misero il tuo duca di Cartagine, o dolorosa imagine, quanto fu amara nel tuo tristo lume! quando Appio Claudio con gli altri romani

della tua gente fer tanta voragine, come con certa imagine mostrò il Metauro, sanguinoso fiume. Tu vedesti per l'aere far velume

ne' tuo castelli la fraterna testa. Deh, dov'è la gran festa, ov'è 'l trionfo di Sempronio Gracco che fé degli affrican così gran fiacco?

Reggevi Macedonia con Galazia, Egitto, soriani e cappadoci, li franceschi feroci, bitini, lusitani, iberi e persi,

illirici, celtiberi e Dalmazia, li numantini e li parti veloci, e variate voci d'altri reami e paesi diversi!

Ove sardeschi e mauritan conversi, ircani, arcadii e pelasgoni, armeni, libani e calcedoni, indi, mesopotami, arabi e scite,

e gente, più che qui sono, infinite? Or se' senza l'imperiale bacchetta, e papa e imperador di te non cura: or se' rimasa scura

e senza luce di cotanto pregio. D'ogni scienza fosti madre eletta, della morale e poi della natura: or te la toglie e fura

Parigi e' bolognesi, come io veggio. Firenze e' perugin dell'alto seggio t'han già cacciata e tolta la corona; e ogni altra persona

di te si beffa, perché 'l ben comune ciascun ti toglie, e 'l mal far non si pune. Chiunque che ami tanto questa donna, e poi ciascun, ch'è suo ver cittadino,

Colui che è uno e trino, umilemente preghi, ch'El si degni renderle parte de' perduti regni.

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