Donna, nel volto mio dipinto porto l'un de' gravi dolor che men m'agghiada, e però non v'aggrada lasciar a quel cotanto sopraffarmi;
ma a quel ch'i' ebbi dall'aurata spada per man d'Amor, che m'ha già presso a morto, non è mica gran torto, più ch'i' non fo, doglioso dimostrarmi;
e non mi val che di fortezza m'armi or contra l'uno, or contra l'altro assalto, ché vinto l'uno e l'altro mi ratterra; ma pure in questa dura e aspra guerra
il mio valor crescerebbe tant'alto, che mi faria di smalto a' colpi che di fuor Fortuna croscia, se la maggiore angoscia
non fosse dentro alla piaga mortale, dove giunse d'Amor l'aurato strale. I' non avia provato ancora quanto le 'nvisibili fiamme son cocenti
e le voci dolenti, che 'l mantaco d'Amor soffiando spiri. Tutt'altre doglie e tutt'altri tormenti mi paion nulla, e ciascun altro pianto
mi pare o riso o canto, verso questi incredibili martiri. Lasso! che più non so dov'io m'aggiri! fedito son dalla lancia d'Achille,
che chi da niun suo colpo era percosso, per suo rimedio un'altra volta addosso simili piaghe convenia sentille: così quelle faville,
che mi son da' vostr'occhi al cor piovute, mai non aran salute, se da quegli occhi in quel medesmo loco non piove un'altra volta un simil foco.
Se le mie rime pur la quinta parte della pietà, con che le manda 'l core, vi mostrasson di fuore, non le potresti udir che non piagnessi;
ma elle perdon la voce e 'l tenore, e non ho tant'ingegno né tant'arte, che le povere carte possan mostrar gli orribili processi,
donde 'l mio core è 'n bando di se stessi, d'altrui pensando e sé abbiendo in ira, come colui a cui di sé non cale. Quest'è la vesta orribile e mortale,
che a Ercule mandò già Deianira, la qual né per sua ira, né per suo ingegno dalla propria carne poté poscia schiantarne,
fin che l'ossa e la carne e 'l corpo tutto come cera dal foco fu distrutto. Ben veggh'io or l'autentica scrittura, di chi parla d'Amore, esser verace,
dicendo che 'l fallace laccio d'Amor non lega uomo occupato, ma chi si posa in ozio e dorme e giace pigliando spasso senza grave cura;
Amor si rassicura verso di lui e mettesi in agguato, fin che l'ha di sue frecce trapassato, e torna alla sua madre sorridendo,
come vittorioso e buon guerriere. Misero me! che per riposo avere, dal luogo, dove gran fatica prendo, mi partii non credendo
uscir del fuoco e rientrare in fiamma, che dì e notte m'infiamma, non trovando riposo a' dolor miei se non là dove io gli raddoppierei.
L'eccesso di dolor, che 'l cuor mi spezza, quanto più gli racchiudo, più rinforza; e giammai non s'ammorza, ma come foco in fornace profonda,
se fuor non esce, più dentro s'afforza, e contro a sé riflette sua caldezza, e l'aspra sua empiezza squadra le mura e ciascheduna sponda.
Così, perch'io la mia pena nasconda e l'affanno incredibile e 'l martiro che per la bocca e per gli occhi sfavilla, sento il dolor, che crescendo s'immilla;
e 'l vento accolto per fare un sospiro, s'io lo stringo o ritiro, mena po' dentro al cor tanta tempesta, che d'un sospir che resta
n'escono po' cento impetuosi e maggi, che svellerebbon querce e pini e faggi. Ma lasso a me! ch'al medesimo grado non corrisponde il dire a quel ch'i' sento;
e pur saria contento, ch'almen fosse creduto quel ch'i' dico dalla mia donna, in cui mi pare spento d'Amore 'l foco, e non le sono a grado;
sicch'io indarno bado, ché del mio lamentar non cura un fico. Ma io non credo aver sì gran nimico, che se ascoltasse 'l mio acerbo dolore
a tenera pietà non si movesse; e questa, che già vide, udì e lesse quel ch'io sostengo, e sol per suo amore, e vedelo a tutt'ore,
e per udita e per esperienza, non muta sua sentenza, ma sorridendo dice: «A maggior male men doglia basterebbe, o altrettale».
S'io credessi ch'Amor per mio pregare fra noi dirittamente giudicasse, io dire' che cavasse del suo turcasso una saetta d'oro
e 'l cuor della mia donna trapassasse, per veder che difesa saprie fare; e dovesse lanciare a me con la 'mpiombata per ristoro,
ché dov'io or nel viso mi scoloro per l'orata saetta, ond'io son punto, e ella ride, ch'ha quella del piombo, io udire' de' suoi pianti il rimbombo,
che 'nfino a' mie' orecchi saria giunto. Allora in questo punto vo' credereste a me, madonna mia, e all'angoscia ria
per dar rimedio avrestimi risposto, e non che tardi, ma per tempo, e tosto. Ritruova, canzon mia, quel freddo marmo, in cui raggio d'amor non par che spiri,
e dille i mie' martiri, che la sorella tua mal par che conti; e se ti par che la pietà sormonti, chiedile umilemente una risposta,
e po' dì che nascosta ti tenga quanto può a suo talento, ch'amore e fede in ogn'uom truovo spento.
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