Skip to content
1313–1375

3

Giovanni Boccaccio

Niuna sconsolata da dolersi ha quant'io, ch'invan sospiro, lassa innamorata. Colui che move il cielo e ogni stella

mi fece a suo diletto vaga, leggiadra, graziosa e bella, per dar qua giù a ogni alto intelletto alcun segno di quella

biltà che sempre a Lui sta nel cospetto; e il mortal difetto, come mal conosciuta, non mi gradisce, anzi m'ha dispregiata.

Già fu chi m'ebbe cara e volentieri giovinetta mi prese nelle sue braccia e dentro a' suoi pensieri, e de' miei occhi tututto s'accese

e 'l tempo, che leggieri sen vola, tutto in vagheggiarmi spese; e io, come cortese, di me il feci degno;

ma or ne son, dolente a me!, privata. Femmisi innanzi poi presuntuoso un giovinetto fiero, sé nobil reputando e valoroso,

e presa tienmi e con falso pensiero divenuto è geloso; laond'io, lassa!, quasi mi dispero, cognoscendo per vero,

per ben di molti al mondo venuta, da uno essere occupata. Io maledico la mia sventura, quando, per mutar vesta,

sì dissi mai; sì bella nella oscura mi vidi già e lieta, dove in questa io meno vita dura, vie men che prima reputata onesta.

O dolorosa festa, morta foss'io avanti che io t'avessi in tal caso provata! O caro amante, del qual prima fui

più che altra contenta, che or nel ciel se' davanti a Colui che ne creò, deh! pietoso diventa di me, che per altrui

te obliar non posso: fa ch'io senta che quella fiamma spenta non sia che per me t'arse, e costà sù m'impetra la tornata.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
3 · Giovanni Boccaccio · Poetry Cove