O ch'Amor sia, o sia lucida stella,
te nel mio meditar forma sovente
leggiadra, vaga, splendida e piacente,
qual viva esser solevi, e così bella.
Quivi con teco l'anima favella,
ode e risponde, e tanta gioia sente,
che la gloria del ciel crede niente,
quantunque grande, per rispetto a quella.
Ma, com' la viva imagine si fugge
e rompesi il pensier che la tenea,
e che 'n terra se' cener mi ricorda,
torna il dolor che mi consuma e strugge,
e prego te che la morte mi dea
di te seguir: deh, non esser più sorda!