La legge è bandita; la squilla s´è intesa. È il dì de´ coscritti. Venuti alla chiesa, fan cerchio, ed un´urna sta in mezzo di lor. Son sette i garzoni richiesti al comune,
son poste nell´urna le sette fortune; ciascun vi s´accosta col tremito in cor. - Ma tutti d´Italia non son cittadini? perché, se il nemico minaccia ai confini,
non vanno bramosi la patria a salvar? - Non è più la patria che all´armi gli appella: son servi a una gente di strania favella, sottesso le verghe chiamati a stentar.
- Che vuol questa turba nel tempio sì spessa quest´altra che anela, che all´atrio fa pressa, dolente che l´occhio più lunge non va? Vuol forse i fratelli strappar dal periglio?
ai brandi, alle ronche dar tutti di piglio? scacciar lo straniero? gridar libertà? - Aravan sul monte; sentito han la squilla; son corsi alla strada; son scesi alla villa,
siccome fanciulli traenti al romor. Che voglion? Del giorno raccoglier gli eventi, attendere ai detti, spiare i lamenti, parlarne il domani senz´ira o dolor.
- Ma sangue, ma vita non è nel lor petto? del giogo tedesco non v´arde il dispetto? nol punge vergogna del tanto patir? - Sudanti alla gleba d´inetti signori,
n´han tolto l´esempio: ne´ trepidi cuori han detto: - Che giova? Siam nati a servir. - Gli stolti!... Ma i padri? - S´accoran pensosi, s´inoltran cercando con guardi pietosi
le nuore, le mogli piangenti all´altar. Sui figli ridesti coll´alba primiera si disser beate... Chi sa se la sera sui sonni de´ figli potranno esultar? -
E mentre che il volgo s´avvolta e bisbiglia, chi fia quest´immota che a niun rassomiglia, né sai se più sdegno la vinca o pietà? Non bassa mai ´l volto, nol chiude nel velo;
non parla, non piange, non guarda che il cielo; non scerne, non cura chi intorno le sta. È Giulia, è una madre. Due figli ha cresciuto; indarno! l´un dessi già ´l chiama perduto:
è l´esul che sempre l´è fisso nel cor. Penò trafugato per valli deserte; si tolse d´Italia nel dì che l´inerte di sé, dei suoi fati fu vista minor.
Che addio lagrimoso per Giulia fu quello! Ed or si tormenta dell´altro fratello, ché un volger dell´urna rapire gliel può. E Carlo dei sgherri soccorrer le file!
vestirsi la bianca divisa del vile! fibbiarsi una spada che l´austro aguzzò! Via via, con l´ingegno del duol, la tapina travalica il tempo, va incontro indovina
ai raggi d´un giorno che nato non è; tien dietro a un clangore di trombe guerriere, pon l´orme su un campo, si abbatte in ischiere che alacri dell´Alpi discendono al piè.
Ed ecco altre insegne con altri guerrieri, che sboccano al piano per altri sentieri, che il varco ai vegnenti son corsi a tagliar. Là gridano: - Italia! redimer l´oppressa! -
qui giuran protervi serbarla sommessa: l´un´oste su l´altra sguaina l´acciar. Da ritta spronando si slancia un furente: un sprona da manca, lo assal col fendente,
né svia da sé il colpo che al petto gli vien. Bestemmian feriti. Che gesti! che voci! La misera guarda, ravvisa i feroci: son quei che alla vita portò nel suo sen.
Ahi! ratto dall´ansie del campo abborrito s´arretra il materno pensiero atterrito, ricade più assiduo fra l´ansie del dì. Più rapido il sangue ne´ polsi a lei batte:
le schede fatali dall´urna son tratte. Qual mai sarà quella che Carlo sortì? Di man de´ garzoni le tessere aduna, ne scruta un severo la varia fortuna,
determina i sette che l´urna dannò. Susurro più intorno, parola non s´ode; ch´ei sorga e li nomi, la plebe già gode, già l´avido orecchio l´insulsa levò.
E Giulia reclina gli attoniti rai sul figlio e lo guarda d´un guardo che mai con tanto d´amore su lui non risté. Oh angoscia! ode un nome... ; non è quel di Carlo
un altro ed un altro... ; non sente chiamarlo: rivelan già il quinto... ; no, Carlo non è. Proclamano il sesto... ; ma è figlio d´altrui; è un´altra la madre che piange per lui.
Ah! forse fu invano che Giulia tremò. Com´aura che fresca l´infermo ravviva, soave una voce dal cor le deriva che grazia il suo prego su in cielo trovò.
Le cresce la fede: nel sen la pressura le allevia un sospiro; con men di paura la settima sorte sta Giulia ad udir. L´han detta...: è il suo figlio...; doman vergognato,
al cenno insolente d´estranio soldato, con l´aquila in fronte vedrallo partir.
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