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1783–1851

VI

Giovanni Berchet

Va per la selva bruna solingo il trovator domato dal rigor della fortuna.

La faccia sua sì bella la disfiorò il dolor; la voce del cantor non è più quella.

Ardea nel suo segreto; e i voti, i lai, l´ardor alla canzon d´amor fidò indiscreto.

Dal talamo inaccesso udillo il suo signor: l´improvido cantor tradì se stesso.

Pei dì del giovinetto tremò alla donna il cor, ignara fino allor di tanto affetto.

E supplice al geloso, ne contenea il furor: bella del proprio onor piacque allo sposo.

Rise l´ingenua. Blando l´accarezzò il signor; ma il giovin trovator cacciato è in bando.

De´ cari occhi fatali più non vedrà il fulgor, non berrà più da lor l´obblio de´ mali.

Varcò quegli atri muto ch´ei rallegrava ognor con gl´inni del valor, col suo liuto.

Scese, varcò le porte; stette, guardolle ancor: e gli scoppiava il cor come per morte.

Venne alla selva bruna: quivi erra il trovator, fuggendo ogni chiaror fuor che la luna.

La guancia sua sì bella, più non somiglia un fior; la voce del cantor non è più quella.

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